Giuliano Gramigna, Ascoltando il canto dei neutrini, da una Galassia lontana

Giuliano Gramigna, Ascoltando il canto dei neutrini, da una Galassia lontana (recensione a Il dire celeste), “Corriere della Sera”, 1994.03.11, p. 33.

la magia di una Sicilia paesana sposa il fascino della fisica moderna nella poesia di Giuseppe Bonaviri, autore del libro la magia di una Sicilia paesana sposa il fascino della fisica moderna nella poesia di Giuseppe Bonaviri, autore del libro Il dire celeste edito da Mondadori

Un volume di 400 pagine esemplifica un buon tratto della carriera poetica di Giuseppe Bonaviri, raccogliendo sotto il titolo Il dire celeste sei libri o libretti gia’ comparsi, da Di fumo cilestrino a Quark, a L’asprura, a O corpo sospiroso, a L’incominciamento: stando alle date di stesura, fra gli anni ’40 e gli ’80. Non mi piace usare qui il termine di antologia o ricapitolazione, come si trattasse di un bouquet messo insieme studiosamente e già un poco appassito. Mentre il primo effetto che il volume comunica – soprattutto se lo si legga, come consiglio, in un fiato – è di ascoltare un discorso unito, tutto al presente – o tutto fuori dal presente. Ma Bonaviri è anche autore di romanzi e racconti (Il sarto della stradalunga, La divina foresta, Notti sull’altura, Il fiume di pietra, Novelle saracene) tradotti in più lingue; e dunque ecco spuntare la questione fastidiosa se per lui la poesia si collochi in posizione servile o dominante rispetto alla prosa. Però il lettore attento non sente un cambio di fondo saltando dalla Sicilia arabo mitico familiare di molte zone del Dire celeste a quella che fa da tessitura al Sarto o alle Novelle saracene. Concludere allora per una poesia “narrativa” e una narrativa “lirica” che verrebbero idealmente a sovrapporsi? In effetti, le distinzioni canoniche, o scolastiche (se ci sono), restano; come resta l’unità di Bonaviri nel segno di una favolosità amorosa e pervasiva, che parifica la cosmogonia e la saga domestica di Mineo, luogo natale (l’immagine del padre, assorto nel suo paziente lavoro d’ago), l’opera dei pupi, i Paladini e i filosofi pitagorici, magia paesana e teoria dei quanti. Tutto ciò non si confonde in una mescolanza dubbia, al contrario conserva un profilo nitido e una nitida naturalezza d’interscambio. “I sapienti / Stilpone Bewar e Archita / stesero anche controcosta / una tela di lino sulla quale / mio padre, figlio di Shimo’n, da oriente a mezzodì punteggiò / con ago e refe / la lunghissima cometa Irro / che illumina il fiume Oceano”. L’autobiografia prende senza difficoltà l’allure di evento cosmico; e i coetanei del poeta assumono nomi da “Mille e una notte”: Olifio, Ozabe’l, Sa’mir. Questa materia, ripeto amorosa e fantasticata di continuo fra gli estremi degli “errori popolari degli antichi” e le acquisizioni della fisica moderna, funziona egualmente in prosa e in verso: ma nel verso trova una spinta aggiuntiva d’invenzione come musica del metro e addirittura come grafia. Solo la forma poesia permette naturalmente la connessione fonico visiva fra Cantor, austero nome di matematico, e “dolcior”. Ho schedato fin troppi passaggi del Dire celeste – troppi per poterli riversare in una nota recensiva… – che comprovano come il libro poetico di Bonaviri impasti “atlas herbiers et rituels”, atlanti, erbari, rituali, secondo formula famosa (e i riti comprenderanno sia i viaggi immaginari nell’universo, sia i recuperi di una vita infantile e paesana inesauribile). Gli “atomelli”, l'”elettrone Slim”, i “neutrini sonanti” condividono e animano a buon diritto il mondo bonaviriano della cetonia, degli uccelli, delle “vecchine Prunella e Vispatrò”: quel mondo nello stesso tempo elastico come il sogno e capace di indurirsi nella refrattarieta’ dei suoi minerali. La luna si alza, nei versi giovanili, in un gentile alone, si licet, leopardiano; per farsi poi, nelle poesie mature, simbolo araldico o scrittura matematica. Per concludere: la poesia di Bonaviri sembra parlare da una galassia estrema oppure dal cuore stesso minimo della materia: ma sempre con un’inflessione festosa, anche nei momenti di dolore, che rimane il suo marchio più prezioso. GIUSEPPE BONAVIRI Il dire celeste Editore Mondadori Pagine 399, lire 45.000

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