Storia di Vizzini.

L’origine di Vizzini è probabilmente antichissima; lo testimonia la presenza di numerose grotte trogloditiche sulle quali però non sono stati compiuti studi approfonditi per poter fare ipotesi precise.
Notizie certe si hanno invece a cominciare dalla tarda età del bronzo.
Di questo periodo è stato rinvenuto da Ippolito Cafici, in contrada Tre Canali, un “ripostiglio” oggi esposto nel Museo Paolo Orsi di Siracusa.
Secondo alcuni studiosi Vizzini sarebbe l’antica Bidi di cui parla non solo Tucidide, ma anche Cicerone e Plinio. Il nome avrebbe origine dal greco Bedis, poi divenuto Bidi o Bidini in epoca romana, modificato in Bizini dai saraceni, quindi in Vizini dagli spagnoli.
Un’importante fonte storica, quella di Tucidide, ci dice che un certo Feace venne inviato in Sicilia dagli ateniesi come ambasciatore per procurare, nelle varie colonie ioniche, alleati in favore dei Leontinesi per la guerra che questi condussero contro Siracusa nel V sec. a.c.
Il fatto che Vizzini rispose a quell’appello è una conferma (oltre i reperti archeologici rinvenuti in epoca greca) che la cittadina non solo esisteva già prima del V sec. a.c., ma che aveva raggiunto uno sviluppo tale da possedere una milizia così significativa da interessare Atene.
La città, dopo i greci ed i romani (di cui si hanno poche notizie), fu dominata dai bizantini e poi dagli arabi.
Il grande geografo arabo Al Idrisi la descrive come una città che “siede alle falde d’un monte, ha i campi da seminagione e un buon terreno”.
Successivamente alla dominazione araba, si ha notizia che nel 1105 Achinus de Bizinoz instaurò la sua corte e nel 1177 il conte Roberto de Bizino figura tra i testimoni alle nozze del re normanno Guglielmo II con Giovanna d’Inghilterra.
E’ in questo periodo che andò a formarsi, attorno al Castello (che diventerà carcere in epoca borbonica), il primo nucleo della città, circondato da mura. Ed è sempre in questo periodo, nel 1224, che secondo la tradizione Sant’Antonio da Padova fondò il Convento dell’Annunziata.
La città conobbe un momento importante della sua storia quando, nel 1252, Corrado IV di Svezia le concesse il privilegio di “perpetua demanialità”, impegnandosi a non concederla più in baronìa o feudo. E anche quando, per ben 6 volte, fu ceduta ad un feudatario, riuscì sempre a liberarsi.
Nel 1282 la cittadina partecipò alla rivolta dei Vespri. Dopo la pace di Caltabellotta (1302), essendo passata sotto il dominio aragonese, venne presa da Manfredi Alagona e dal barone di licodia Ughetto Santapau, nonostante fosse stata assegnata alla “Camera Reginale”, istituita da Federico III nel 1361. Solo nel 1403, dopo la ricostituzione della “Camera Reginale” a favore di Bianca di Navarra, Vizzini riacquistò la libertà.
Nei primi anni del XV sec., la città modificò la sua struttura urbanistica espandendosi oltre le mura medievali, sopratutto verso est, sulla collina del Calvario, trovando tre assi principali di espansione che corrispondono alle attuali via Roma, via V. Emanuele e via San Giovanni.
Nel 1536, dopo l’avvento di Carlo V D’Asburgo, la città ritorna ad un periodo in cui, sia per arginare le insidie sempre presenti dei baroni vicini, sia per ingraziarsi il governo, comincia ad acquistare a caro prezzo una sequela di “privilegi” e “titoli”, come quello di “Perpetua Demanialità”, “Mero e Misto Impero”, “Città Obbedientissima”, oltre che ottenere la possibilità di eleggere un vero e proprio Consiglio Municipale.
Vizzini fino alla prima metà del seicento ebbe una continua espansione, fino a raggiungere i 16.000 abitanti (più del doppio dei circa 7.000 attuali). Tuttavia, pur essendo diventata un centro sempre più influente, non si interruppe mai l’altalenante storia (già vissuta nel periodo medievale) che la vedeva sempre in lotta con qualche feudatario a cui la si dava “in vendita”.
Così fu nel 1648, quando fu data in feudo al genovese Nicolò Squittini. Solo dopo trent’anni, nel 1679, ad opera di Don Giovanni Caffarelli riuscì, come era accaduto altre volte, a riconquistare la propria libertà.
Nel 1693 anche Vizzini subì le devastanti conseguenze del tremendo terremoto che rase al suolo molti centri della Val di Noto. Morirono circa 2.500 persone, di cui 400 per il solo crollo della cupola della Chiesa Madre, mentre erano in preghiera proprio per scongiurare il pericolo del terremoto che aveva dato un “avvertimento”, con alcune scosse di entità minore, proprio due giorni prima di quella letale.
Tuttavia, nonostante il terribile evento, Vizzini, così come molti dei centri colpiti, risorse e la ricostruzione fu altro evento, questa volta positivo, di grande portata non solo sul piano sociale, ma anche su quello artistico e culturale.
Ne sono testimonianza i numerosi monumenti religiosi e civili sorti in questo periodo, alcuni dei quali di pregevole fattura.
Durante tutto il secolo XVIII Vizzini seguì le sorti di quasi tutti gli altri centri della Sicilia, con le diverse presenze che hanno punteggiato la storia dell’isola: dagli Asburgo ai Savoia, dagli Austriaci ai Borboni.
Nel 1848, durante i moti carbonari, sventolò per la prima volta in cima al Municipio la bandiera tricolore, ma per poco: fino a quando, con Ferdinando fu restaurato il vecchio regime ed i liberali vennero perseguitati. Tuttavia i Sindaci, anche i epoca sabauda, continuarono ad essere scelti tra i nobili locali: Catalano, Cafici, Passanisi, Gaudioso, Giusino, Caffarelli.
Nel 1860 molti vizzinesi seguirono Garibaldi che era sbarcato in Sicilia e si arruolarono nelle camicie rosse. Successivamente la città vitò l’annessione all Casa Savoia, cui fu sempre fedele.
In questo scorcio di secolo nacque da una nobile famiglia vizzinese il noto scrittore Giovanni Verga (1840 – 1922), il quale ambienterà a Vizzini buona parte della propria opera letteraria: la “Cavalleria Rusticana”, “Mastro Don Gesualdo”, “La Lupa”, “Jeli il pastore”.
Tralasciando il periodo che va dalla prima guerra mondiale al fascismo, sino alla seconda guerra mondiale, perchè storia troppo recente, va solo ricordato che subito dopo la seconda guerra mondiale Vizzini segue la storia dolorosa di molti altri centri della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia, subendo una grande ondata migratoria (sopratutto verso l’Australia) di circa 12.000 abitanti, passando da 20.885 agli attuali 7.100 abitanti.

Da: Santo Fraschilla, Massimo Papa e Pietro La Rocca (a cura di), “Vizzini: Itinerario monumentale, artistico e dei luoghi verghiani” [fonte]

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