Il Museo archeologico di Ramacca

Ramacca e le risorse antiche di un territorio – Parco e museo, “viaggio” tra culture e storie
di Vanessa Pillirone
[“La Gazzetta del Calatino”, VI, n. 112, 10 settembre 2010, p. 16]
Ramacca – L’estate è sinonimo di svago e divertimento, ma ci offre altresì l’occasione di sbirciare tra siti, parchi e musei, convinti che essi siano i moderni cantori della bellezza e della storia di luoghi e culture. Dimentichi delle tradizioni locali, spesso preferiamo allontanarci e scoprire cosa ci sia oltre le nostre mura. Ma siamo proprio certi che il nostro territorio non offra nulla da svelare?
Avevamo già commentato il museo delle bande musicali a Ramacca, stavolta vogliamo volgere lo sguardo su quello civico e sull’annesso parco archeologico.
Il museo raccoglie in cinque vetrine, disposte in ordine cronologico, reperti provenienti da tutto il territorio ramacchese a testimonianza della presenza di insediamenti fin dal Mesolitico (8.500 anni fa). La sede provvisoria che attualmente lo ospita (i lavori di restauro del Palazzo comunale impediscono la fruizione dei locali ufficialmente riservati al museo) crea qualche difficoltà: la ristrettezza degli spazi rende poco agevole la visita, ma soprattutto impone un rallentamento ai lavori di studio e ricerca dei giovani volontari che vi collaborano. Il parco, invece, ospita una trentina di siti da cui sono emerse le tracce di città indigeno-arcaiche sviluppatesi dal IX al III secolo a.C. I più importanti, Torricella e S. Maria, svelano addirittura la presenza di un villaggio preistorico di 4000 anni fa e di resti che vanno dal Neolitico al Medioevo. Nonostante l’opera di salvaguardia e le attività di pulizia, alle quali, qualche tempo fa, hanno contribuito anche volontari della protezione civile Agira, provenienti da tutto il mondo, ancora oggi la manutenzione e la gestione sono rese difficoltose dalla centenaria tradizione dei pastori locali di dirigersi con le proprie mandrie nei territori del parco. “Il museo ed il parco – illustra la dott.ssa Laura Sapuppo, vice direttore del museo – sono al tempo stesso centri culturali, di gioco e di ricerca. Tutti possono fruirne, quindi ci prefiggiamo l’obiettivo di trovare il linguaggio appropriato per coinvolgere ciascuno dei nostri visitatori, anche quando ciò vuol dire insegnare l’archeologia e la storia attraverso il gioco.
Il nostro maggiore orgoglio è l’attività scientifica portata avanti grazie all’impegno di tanti studenti e laureati: siamo gli unici in provincia a partecipare a convegni nazionali ed internazionali. La presenza delle loro tesi di laurea di topografia antica sottolinea l’importanza che attribuiamo a queste risorse umane.
Obiettivo del museo è, inoltre, la creazione di una biblioteca che possa divenire valido strumento di ricerca per chiunque sia interessato ad approfondire la conoscenza della storia dei luoghi calatini”.

Informazioni sul Museo archeologico di Ramacca

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