L’unità d’Italia e le fantasie secessioniste in Sicilia

di Fernando M. Adonia
Lombardo è una figura “complessa”. Lo si dice oggi in area pd per superare le vecchie diffidenze su di un personaggio che, fino a qualche giorno a dietro, era stimato dalla base come un “mafioso”. Conversione sulla via di Damasco o sui corridoi di Palazzo dei Normanni? Poco importa.
Certo che suscitano interesse le sue dichiarazioni in favore della secessione, dell’indipendentismo siciliano. Saranno i centocinquantanni di unità d’Italia, sarà la riesumazione della salma del bandito Giuliano, fatto sta che Raffaele Lombardo, spiazzando tutti, da un pugno nello stomaco dei ben pensanti: “L’unità d’Italia non è stata un affare né per i veneti né per i siciliani né per nessuno”. “Quando sarà riscritta la storia d’Italia – aggiunge – si vedrà che una mano al successo della mafia l’hanno data i garibaldini. Garibaldi portava in Sicilia un regno la cui capitale era molto lontana e la criminalità organizzata ha bisogno di questo: più distante è il sovrano o il presidente e meglio campa”.
Parole dure e probabilmente veritiere. Un bell’8 in pagella al presidente! Stavolta se lo merita tutto. Anche se non è nuovo a questo tipo di uscite revisioniste. Nel 2007, in occasione delle commemorazioni per Garibaldi ha comprato una mezza pagina sul Foglio e sul Riformista, per una lettera aperta a Napolitano, contro un «mito della falsa Unità d’ Italia».
È vero anche in dietro non si torna, anche se fatta male, l’Italia è unita, e non ha senso frammentarla sulla scorta di egoismi economici locali, come vuol fare la lega. Una cosa però ha da compiersi, in occasione proprio dei festeggiamenti per l’unità nazionale, una nemesi storica condivisa sulle sofferenza del popolo meridionale, e sull’occupazione militare dei piemontesi.
Già Giordano Bruno Guerri, lo storico, autore di Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio (Mondadori, 300 pp., euro 20), ha posto il suo contributo. La tesi: la lotta contro i briganti fu la prima guerra civile italiana. Cosa non da poco. Se si vuole unità, bisogna disinfettare le piaghe più purulente della nostra coscienza nazionale. Senza uno sforzo sincero e condiviso, ci apprestiamo a celebrare il funerale della patria. Altro che festa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...