Artigianato e formazione a Comiso

Mario Corsi, Glorie dell’artigianato siciliano. La R. Scuola d’Arte di Comiso, “Rassegna dell’Istruzione Artistica”, 1933, n.2, pp. 83-88. [fonte, con illustrazioni nel testo]

Una Scuola d’Arte applicata all’industria esiste fin dal 1907 a Comiso, vale a dire nel più estremo lembo d’Italia, presso il versante bagnato dal Mar d’Africa: ma non è da credere che questa Scuola siciliana sia sorta, allora, come alcune altre di quel tempo e dopo, per semplici velleità locali di pretto sapore elettorale. La scuola di Comiso deve esclusivamente, quasi direi fatalmente, la sua origine ad una tradizione, rimasta viva e nobilmente forte attraverso i secoli. Per darle vita ed assicurarle l’avvenire c’erano clima e terreno adatti. Nulla s’è dovuto creare dal nulla.
Comiso, – che nel XV secolo aveva appena 3500 abitanti ed oggi ne conta oltre 35.000, – sorge sulle prime pendici della catena dei monti Iblei occidentali, ed ha una popolazione laboriosa ed intelligente, dedita in parte all’agricoltura, ed in parte all’artigianato. Ma a quest’ultimo, soprattutto, è legata la sua storia. A fare di Comiso, forse fin dalle origini, una città tipicamente artigiana, ha senza dubbio contribuito l’esistenza nel luogo d’una materia prima di eccezionale valore e bellezza: un calcare assai duro, dalla struttura compatta, fine e bianca così da farlo sembrare un vero e proprio marmo, e tale di poi comunemente denominato: « marmo di Comiso ». Dalle più lontane età, dal tempo delle colonie greche in Sicilia, gli abitanti di questa regione conobbero, apprezzarono e sfruttarono il calcare di queste cave. Lo dimostrano gli avanzi di alcune vere e proprie latomie di epoca ellenica, nelle qualil furono poi scavate dai cristiani, al tempo delle maggiori persecuzioni, delle catacombe: avanzi ritrovati nella parte a monte della città. E lo dimostrano innumerevoli monumenti di epoche diverse: talune decorazioni dei superbi templi di Agrigento, qualche antichissimo sarcofago, e poi numerose costruzioni bizantine, normanne ed aragonesi, chiese e campanili dell’età di mezzo, nei quali sempre il « marmo di Comiso » fu largamente adoprato; specialmente nella parte decorativa, architettonica e scultorea.
Sono appunto queste opere che attestano la tradizione in Comiso di un geniale nobile artigianato formatosi ed affermatosi senza interruzioni di continuità intorno alle native cave. Un artigianato costituito non già da umili e rudi scavatori di pietra e scalpellini, ma da operai che erano al tempo istesso – e son rimasti, come vedremo – architetti e scultori, ai quali in massima parte sono dovute l’architettura e la decorazione degli edifici più notevoli della regione dall’antichità ai tempi nostri. Molta della sua gloria Comiso la deve a questi artigiani della pietra, raccoltisi, dopo il ’400, in corporazione intorno ai gonfaloni dell’Onorata Maestranza, a fianco degli intellettuali. Questi ammirevoli scavatori e lavoratori del duro e bellissimo calcare che vien tratto dalle antiche perrere (ricordo del vecchio vocabolo francese perriére, cava di pietra), hanno accumulato secoli d’esperienza. Conoscono della loro pietra tutti i segreti, e ne distinguono più che venti qualità, dalla « selvaggia » dura e ferrigna, specialmente adatta per selciati e zoccolature, alla « fradicia », più adatta per lavori d’intaglio; dalla « marcassita », bella pietra da ornato, alla « timpazza », tenace e robusta, eccellente per macine da frantoio; dalla « bottigliona », preferita nelle decorazioni finemente lavorate, alla « selvaggetta », alla « latina », ecc. ecc.
Ma la tradizione artigiana di Comiso non si ferma alla lavorazione della sua pregevole e durissima pietra. Dall’attività costruttiva e dall’intelligente versatilità della classe operaia ha ratto conseguente alimento, in questa nobile città siciliana l’artigianato del ferro e del legno. La tenace ricerca degli antiquari girovaghi – dice l’On. Biagio Pace in un pregevole saggio sull’artigianato comisano – non è ancora riuscita a spogliare del tutto le case di cassoni scolpiti con grande sobrietà ed eleganza. Ma è soprattutto nelle chiese che si trovano stalli corali, mobili di sagrestia, solenni macchine da altare, di rara vaghezza e fastosità d’intaglio e di tarsie. Sono in prevalenza opere dal XVI secolo in poi, dovute a maestri locali, i cui discendenti continuano oggidì una loro versatile industria del mobilio. La lavorazione del ferro s’è invece rifugiata, in questi ultimi tempi, nelle fabbriche dei famosi « carretti » siciliani, che a Comiso sono numerose e fiorenti. Per queste fabbriche gli artigiani comisani forgiano quelle raffinate decorazioni (il cosiddetto fiore) che collegano tra le ruote il fuso, attraverso un intreccio di viticci e foglie, alla cassa del carro: tutto ciò con arte non minore di quanta ne mettevano gli antichi « ferrari » di Comiso nelle balaustre, nelle griglie delle finestre, nei cancelli, nei rosoni delle Chiese, nelle ringhiere delle balconate.
Infine, a questo complesso di artigiani corrisponde da secoli, a Comiso, una assai notevole attività di industrie femminili, le quali perpetuano ancora tecnica e motivi tradizionali: industrie che vanno da quella dei ricami di filet, a quella delle coltri « fiorate », tessute e ricamate a mano, o « intagliate ».
È dunque in un terreno così adatto e tradizionalmente portato a manifestazioni originalissime d’arte applicata, che il Governo italiano istituiva, nel 1907, in seguito all’opera tenace dello scomparso Senatore Raffaele Caruso, questa Scuola d’insegnamento professionale, con le due principali sezioni dell’intaglio in pietra o dell’ebanisteria, integrate poi da quella del ferro, e dalle sezioni femminili (ricamo, cucito, sartoria), con corsi d’insegnamento in lingua italiana e francese, di storia e geografia, di matematica, di scienze, di cultura fascista, di disegno, di decorazione pittorica, di tecnologia, di calligrafia, di educazione fisica, di plastica, di prospettiva, di storia delle arti ornamentali e del costume.
Negli anni immediati dell’anteguerra e in quelli del conflitto e dell’immediato dopoguerra, la Scuola di Comiso, pur cominciando a raccogliere e disciplinare le giovani forze artigiane del luogo, non poté avere quello sviluppo cui era destinata. Soffocata in locali infelicissimi, dotata scarsamente di mezzi e di insegnanti, non sufficientemente compresa dalla classe dirigente, riuscì nondimeno a prosperare per forze proprie e proprie virtù. Toccava al Fascismo, attraverso l’opera tenace ed intelligente di un uomo politico e di scienza di altissimo valore, profondamente attaccato alla sua terra e della sua terra valorizzatore geniale ed instancabile – l’On. Prof. Biagio Pace – di portare la Scuola di Comiso all’altezza de’ suoi compiti. Il Fascismo non ha lesinato gli aiuti; ha dotato innanzi tutto la Scuola di un proprio adatto edificio, progettato dal suo primo Direttore, il Prof. Giacomo Cusumano, allievo del Basile; ha definito il suo indirizzo d’insegnamento, passandola alle dipendenze della Direzione Generale delle Belle Arti; ha completato i suoi corsi; ed ha destinato, infine, a potenziare la sua efficienza, come Direttore, il giovane artista umbro Domenico Umberto Diano, noto già per alcuni pregevoli monumenti, tra i quali vanno ricordati quello al Generale Cantore, che sorge tra le Dolomiti di Cortina d’Ampezzo, e quello inaugurato, nello scorso Ottobre, ai Caduti a Spoleto. E così, negli ultimi anni, la Scuola comisana s’è rapidamente portata in prima linea, ed il vecchio artigianato di questa laboriosa e sobria città siciliana è risorto a nuova vita ed ha dimostrato, in alcune Mostre locali ed in altre regionali (nel ‘23 a Milano, nel ‘29, nel ‘30 e nel ‘31 a Tripoli, in questo stesso anno a Bari, nel ‘32 a Taormina e a Messina) ed infine recentemente nella grande Mostra nazionale dell’arredamento artistico nella Galleria d’Arte moderna a Valle Giulia, in Roma, a quale finezza di gusto siano pervenuti, nella linea inalterata della loro tradizione tecnica, i nuovi giovani artigiani di Comiso negli intagli e rilievi della loro pietra, nella tarsia dei mobili, nei ferri battuti, nella fabbricazione di stoviglie, nelle tessiture policrome e nei lavori di ricamo.
Nell’importante Mostra di Roma, Comiso s’è presentata, con un bene scelto complesso di opere, in prima linea tra le molte Scuole italiane, rivelando con signorilità e purezza di linee e con tangibile profondità di intenti, tutta la sua alta e vasta capacità. In questa sezione abbiamo potuto vedere come dagli umili orientamenti dell’artigianato locale si possa assurgere a manifestazioni altamente regionali e dalle caratteristiche forme folcloristiche si possa, senza perdere nulla della freschezza e del sapore paesano, grandeggiare nel cielo dell’arte elevata e nazionale.
La Scuola di Comiso, che va giustamente fiera d’aver dato alla Patria nel momento del pericolo ben undici ex alunni, caduti sul campo dell’onore tra il 1915 e il 1918, è veramente meritevole d’essere additata come esempio. Sorta a complemento dell’educazione artistica di un artigianato geniale e laborioso, noto in tutta la Sicilia, continuatore delle tradizionali botteghe d’origine antichissima – si vuole fin dal tempo della dominazione greca – ha saputo con maestria nuova, guidata da un senso d’arte veramente superiore, inquadrare tutte le attività locali e le tendenze secondo le correnti dei mestieri, facendole sboccare, dopo un accurato e pertinace esercizio di bottega d’arte, in forme nobilissime che, se rammemorano l’origine artigiana, mostrano anche e senza bisogno di interpreti, in tutta la loro bellezza, una realizzazione in cui quelle nozioni scientifiche, una volta trascurate nell’artigianato, e l’educazione progressiva del gusto hanno avuto il loro effetto esaltatore, poiché si è riusciti a creare dal modesto lavoro d’una volta la mirabile odierna opera d’arte.
Un soffio di vita nuova – ha detto giustamente ed acutamente l’animatore di questo Istituto, l’On. Pace – inonda da qualche anno, attraverso la Scuola, il vecchio artigianato, nelle sue molteplici manifestazioni, alcune delle quali tramontate, o presso a tramontare, vengono risorgendo. Si rinnovano, con finezza di gusto, nella linea inalterata della loro tradizione tecnica, la tarsia dei mobili, i ferri battuti, i rilievi e gli intagli della pietra bianca e rosa, le buone stoviglie rossastre, i delicati lavori di ricamo e le belle potenti tessiture policrome. Si viene incoraggiando un’attrezzatura economica rammodernata, con il conveniente impiego di forza elettrica pei lavori di estrazione, di segatura, di levigatura della pietra. E in armonia con questo programma, tutta una serie di piccole e grandi cure viene rivolta ad edifizi ed oggetti di valore artistico che rappresentano la nobiltà della tradizione locale e modelli di buon gusto, e costituiscono poi la base ed insieme il completamento ideale dell’esistenza e dell’efficienza della Scuola.
In questo estremo lembo d’Italia il Fascismo, con una coerente azione nel campo della preparazione artistica, dell’adeguamento tecnico, delle direttive industriali, dimostra come si avvalorino le capacità produttive dell’artigianato, nostra ricchezza caratteristica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...