Leonardo Sciascia e i comunisti

«Cosa direbbe Sciascia ai giovani d’oggi?»

È stato lo scrittore e politico Emanuele Macaluso ad aprire il ciclo di “Incontri con l’autore” proposto dal Consorzio Universitario del Mediterraneo Orientale (Cumo) di Noto, presieduto da Egidio Ortisi, presentando martedì 7 dicembre a Palazzo Giavanti il suo ultimo libro, edito da Feltrinelli, “Leonardo Sciascia e i comunisti”.
Una forte citazione tratta dalla stessa opera ha aperto l’incontro: «La storia ci insegna che il Mezzogiorno, se non c’è una forza che opera controcorrente producendo cultura politica con comportamenti alternativi ai metodi parassitari, decade».
A introdurre il libro è stato Giovanni Teodoro, docente di Diritto Pubblico all’Università “La Sapienza” di Roma, che ha sottolineato come il pensiero sciasciano non risulti essenziale solo per la formulazione della questione meridionale, ma per l’intero Stato nazionale: «Solitamente l’età non è indice essenziale di competenza e capacità – ha affermato Teodoro – ma certamente gli 86 anni di Macaluso, portati e vissuti con tanta vitalità, sono sintomatici di un modo di fare politica che oggi si sta perdendo».
«Ai giovani di oggi Leonardo Sciascia può dire qualcosa?». Questo il quesito con cui ha aperto il proprio intervento Emanuele Macaluso, fornendo poi la propria personale risposta: «Può dire molto ai giovani nel momento in cui affrontano il loro avvenire nella Sicilia, ma anche nell’Italia e nel mondo di oggi. Leonardo Sciascia è ancora oggi urgentemente attuale – ha continuato Macaluso – perché l’impianto di tutti i suoi scritti e del suo pensiero può essere riassunto nella battaglia strenua per la giustizia e per la verità. È di questo che hanno bisogno oggi i giovani».
Tra gli argomenti più intensi che sono stati affrontati la «potenza terribile del potere»: «Sciascia individua ovunque il potere si annida e lo analizza – continua Macaluso – il potere della mafia, dello Stato, dei magistrati, ma anche dell’antimafia e dell’antiterrorismo. O anche il potere della scienza, con l’analisi della scomparsa di Maiorana».
Lo sguardo lucido e impietoso di Macaluso si sposta poi sulla lettura e sul racconto delle vicende storiche attraverso la rievocazione dei capolavori sciasciani, da “Il giorno della civetta” a “Todo modo”: «In molti hanno accusato Sciascia di dipingere uno Stato impotente contro la mafia. Ma lo Stato in quegli anni era impotente, 36 sono stati i dirigenti sindacali uccisi e nessuno ancora oggi è stato condannato. La mafia non è un foruncolo che si taglia con l’azione della polizia, che ci deve essere. Ma il problema riguarda la cultura e la formazione dei cittadini. E Sciascia, già nel Sessanta, diceva: per combattere le mafie andate nelle banche».
Il rigore effettivo e quello presunto delle leggi italiane sono poi al vaglio dell’ex direttore dell’Unità, che si è scagliato contro «la debolezza delle leggi, che quando non sono adeguate sono “forzate”, in modo che anche i cittadini pensino che si può fare, creandosi ciascuno delle leggi per sé». Il racconto si colora poi di ricordi personali, parlando a ruota libera dei rapporti complicati tra Sciascia e il partito comunista, della sua verve e della sua estrema autonomia di pensiero, le sue dimissioni da parlamentare dopo gli accordi tra il partito comunista e la Democrazia Cristiana. Una carrellata che investe in pieno passato, presente e futuro, accompagnata da sprazzi di saggia e lucida esperienza di un uomo che tanto ha vissuto e tanto ha da trasmettere ai giovani.

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