Un sogno per Mineo

di Francesco Margarone

Sono ritornato a Mineo a fine settembre 2010 e questa volta ci sono rimasto tre giorni. Sono stati tanti, visto che quando vengo sono sempre di fretta. Ogni volta, però, è una boccata di ossigeno, un riempire il cuore, la mente, tutto il mio essere dei colori, sapori, odori, rumori, voci, volti di persone che dalla mia infanzia porto dentro e sono parte di me. E questa volta con me c’era anche mia mamma, Agrippina, che a Mineo non tornava da più di vent’anni e che ha avuto la gioia di poter incontrare ancora una volta, dopo anche cinquanta o sessant’anni, alcuni di quelle e quelli che allora erano i suoi compagni ddell’infanzia e della giovinezza. Peccato che papà non ci fosse: ci ha lasciati due anni fa senza poter rivedere la sua terra natale!
Con mamma accanto Mineo – seppur da me conosciuta – è diventata ancora più viva: ogni angolo, ogni scalinata, ogni strada, ogni porta, ogni finestra, ogni catoio hanno per lei il volto di qualcuno, il ricordo di qualcosa. Ogni nome le ricorda qualcuno. Dopo i suoi racconti, ora Mineo è ancora di più parte di me, perchè la sua storia è ancora di più la mia.
Bello vedere alcuni luoghi rivalorizzati: la casa-museo di Luigi Capuana, lo spazio antistante la Chiesa di S. Maria e la Chiesa stessa (peccato che delle chiese si possa vedere solo l’esterno, perchè sono sempre chiuse), la nuova Via Crucis sotto il Castello.
Anche il saluto ai defunti ha segnato un momento importante e profondo: sarebbe bello vedere risistemata anche la parte più vecchia, quella dove si sono le croci delle tombe più antiche, spesso in uno stato di assoluto abbandono: non lasciate che vada persa. E all’uscita dal cimitero, lungo la parete destra che affianca la strada che dallo stesso porta al paese, ho raccolto alcuni cocci dei tanti vasi e delle quartare che sono state sversate nei decenni (o forse secoli) dai Quartarari: davvero belli, nella loro semplicità, per le forme e i colori (non è mai venuto in mente a nessuno di procedere ad uno scavo di recupero?).
Quando scenderò ancora nella mia Mineo, mi piacerebbe vedere rivalorizzati altri luoghi, come Carratabbia, la Grotta di S. Agrippina, le mura ciclopiche (recuperate alcuni anni fa, e ora di nuovo in uno stato di assoluto abbandono), e altro… E perchè non prevedere un percorso turistico che valorizzi tutto questo? Un depliant sintetico che proponga la riscoperta di questi luoghi sarebbe un piccolo ma utile strumento di valorizzazione del tanto di ricchezza storico-culturale -archeologica di una Mineo che non può vedere sparire nell’oblio la sua plurimillenaria storia. E, forse, potrebbe anche essere l’occasione di valorizzare le risorse umane di Mineo, i tanti giovani che altrimenti sonnecchiano all’ombra di una storia plurimillenaria che non conoscono e che, di conseguenza, non possono amare. E potrebbe anche diventare possibilità di lavoro.
Un sogno?!
Un sincero saluto

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One thought on “Un sogno per Mineo

  1. vorrei fare i complimenti al signor Margarone per come ha descritto la nostra Mineo, città piena di storia, cultura e tradizione. le stesse senzazioni li vivo quando per motivi di lavoro o per rilassare la mente vado fuori e credetemi non vedo l’ora di tornare perchè mi manca la vivibilità del nostro paesino che già per la posizione geografica suscita libertà imponenza e sicurezza. quando ho tempo i siedo nella piazzetta di Santa Maria Maggiore insieme a Don Mario (il barbiere),Nolfo (il calzolaio)ecc. e mi faccio raccontare le storie passate e le tradizioni che si sono perse in questi ultimi anni e affascinato e ammutolito li ascolto ed il modo di come raccontano mi sembra di tornare indietro nel tempo e di vivere in quel tempo dove la sincerità la faceva da patrona.
    anche io come il Sig. Margaroen mi piacerebbe che i luogi storici e i siti archeologici venissero valorizzati e si facesse di tutto per aver restituito da parte dei musei siciliani tutti i nostri reperti archeologici.

    non è un sogno ma una dura realtà

    saluti da marco perrotta e buon anno a tutti

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