I partiti come i baroni e l’emigrazione intellettuale nel sud

di Anonimo menenino

Avverto l’urgenza di far conoscere alcune riflessioni che uno dei maggiori studiosi dei problemi meridionali, Giovanni Russo, esprimeva nel settembre del 1996 nella nuova prefazione al suo libro del 1955 Baroni e contadini. L’attualità delle sue analisi possono assumere un più forte significato se correlate al discorso inaugurale per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia tenuto dal nostro presidente della Repubblica, dove si ammonisce la lega nord ed altri perché “Il ritirarsi, o il trattenere le istituzioni per il festeggiamento non giova a nessuno… Non giova rendere più persuasive, potendo invece solo indebolirle, legittime istanze di riforma federalista e di generale rinnovamento dello Stato democratico” . Ho voluto citare le parole del Presidente come conforto all’ansia derivata dai traumi che si potrebbero causare nell’attuare un federalismo egoistico e meschino.
Scriveva dunque Giovanni Russo: “Alla vigilia degli anni Duemila, mentre si compie un passo decisivo per l’ Unione Europea, un movimento fondato da un demagogo lombardo, Umberto Bossi, che raccoglie consensi speculando sull’egoismo di un ceto di piccoli e medi imprenditori insofferenti del peso fiscale e sul loro malcontento istiga addirittura alla secessione del Nord dal resto d’ Italia. Intanto, quasi tutti i partiti si sono convertiti ad un falso federalismo nell’illusione di sottrarre voti all’elettorato della lega e, invece di trattare Bossi come il nemico da combattere, lo considerano un avversario da ammansire nella speranza di averlo poi come alleato”.
Un altro studioso del Meridione, Giustino Fortunato, nel luglio del 1896, osservava che se invece di un decentramento amministrativo si volesse “attribuire ai corpi locali, più o meno autonomi, vere e proprie funzioni di Stato, si renderebbe sempre più l’organizzazione dei poteri pubblici (accentrati o decentrati che siano poco importa), una vasta, poderosa, odiosa clientela delle classi dominanti, e l’Italia stessa un oggetto di lusso, fatta per chi possiede e chi comanda, i signori, i ricchi, i pubblici funzionari e gli uomini politici!” E bollava le proposte federaliste come “la bestemmia separatista”.

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