Da Mineo alla Cina – Vita in versi di Ludovico Buglio

di Lucia Tornatore in Nolfo

[da: Comune di Mineo – Ufficio Stampa, Ludovico Buglio missionario gesuita in Cina 1862-1982. Terzo centenario della morte, Tipografia Roccella, Caltagirone, 1982, pp. 53-57]

All’albeggiar della vita
di ogni essere umano,
la lotta ergesi ardita
del suo destino sovrano.

I mesi scorrono, gli anni;
la vita lesta sfiorisce;
gioie, dolori ed affanni
nel mondo tutto finisce.

L’inesorabile tempo
le ore batte con fretta;
con l’affiorar d’un tormento
il gran traguardo ci aspetta.

Quel che rimane in memoria:
le opre, il bene compiuto.
Per ogni esser una storia,
orgoglio d’esser vissuto

Di questo orgoglio un gioiello,
un grande uomo di Dio,
un nobil nostro fratello,
fu preso da Santo desio.

———–

Il Buglio, il don Ludovico,
di studio profondo e d’ingegno,
di tutti ne fu grande amico,
la fede l’apprese d’impegno.

Di questo uomo esemplare,
d’impareggiabil buon senno
vorrei potervi parlare,
so poco, soltanto un accenno.

Un nobil d’illustre casato,
un fiore di gran gentilezza,
di Dio ne fu innamorato
sin dalla sua fanciullezza.

Iniziano i Santi voleri,
a sei anni fu scritturato,
di Malta nei suoi cavalieri
bel piccolo prode soldato.

Dieci anni appena contava,
del padre rimase orfanello.
Chi nel cammin Suo incontrava,
ne era suo padre, fratello.

—————-

Nella fresca adolescenza salì
un divin grand’incendio d’amore,
sicché presto sen volle partir,
per donare con gioia il Suo cuore.

Di Gesù nella sua compagnia,
fu a compiere il suo noviziato.
Lì, di peste la gran malattia
con amor curò ogni malato.

Studiò lì con suo grande diletto,
la retorica, l’umanità,
sicché presto fu prete perfetto,
pien di zelo, di grande bontà.

Ma la grande sua sete divina,
pur lo volle gran missionario.
Se ne andò così verso la Cina,
ove presto trovò il Suo Calvario.

Allor, dopo un sì lungo viaggio,
di avventure e colmo di pene,
fu sì grande il suo primo miraggio
istruirsi e volere un gran bene.

Di quel popol capirne il linguaggio,
per plasmarlo e condurlo al suo Dio;
convertir ogni lor personaggio,
fu già questo il suo santo desìo.

Fece guerra all’idolatria,
un’immensa assemblea convertì;
per lottare poi la poligamia,
non gli diedero più pace un sol dì.

Quella gente che lui tanto amava,
da buon padre, da grande curato,
ognor sempre di più s’adirava,
rovinando il suo buon operato.

Ma Lui docile, mai s’adirava,
con costanza tornava alle prese,
si che il mal contro lor ripiombava,
per donargli vittoria alle offese.

Per difender la sua religione,
la gran fede che sosta non ha,
ogni gesto in ogni Sua azione,
distinguevansi per santità.

Soffrì fame, calunnie, l’esilio,
la prigione, le dure catene,
grandi pene, suo vero martirio,
per il suo Dio e fare del bene.

Ma per sua sì grande cultura
conquistò pure stima e rispetto;
pel suo fascino e sua bravura
circondato ne fu pur d’affetto.

In quel gran sconfinato paese
fu sì grande il bene compiuto.
Riuscendo poio nelle sue imprese
con dei grandi venuti in Suo aiuto.

Fu guidato d’aiuto divino,
pur di gloria ne fu coronato,
e creato fu poi mandarino,
con gli onori dell’alto locato.

Consiglier fu dell’imperatore,
circondato d’affetto e di stima,
ottenendo dei grandi favori,
per la grande sua impresa divina.

E nell’opera evangelitrice
dedicò con ardore il suo cuore,
nel riscatto social della Cina
ne fu astro di vivo splendore.

E brillò di gran fulgida luce,
scrisse libri in lingua cinese.
Più d’ottanta ne scrisse e tradusse,
con stupore di tutto il paese.

Sono opere di filosofia
in cinese idioma mutati,
sono testi pur di liturgia
dalla chiesa son oggi approvati.

Di Tommaso, il Santo d’Aquino,
pur tradusse rendendo palese
quelle opre che han del divino
che gigante più ancora lo rese.

Ed infine fu anche pittore,
insegnante fu di prospettiva,
ch’era ignota al cinese cultore,
grande fu la sua opera attiva.

In quarantacinque anni di vita,
sì intensa di apostolato,
con profonda dottrina infinita,
il migliore di sé fu donato.

Nell’ottantadue del seicento,
arrivato al grande confine,
s’appressò al fatale momento,
confortato dal bacio divino.

Quel gioiel d’intelletto profondo,
spinto ognor dell’amore divino,
lungo tutte le vie di quel mondo,
di gran bene cosparse il cammino.

I suoi meriti or sono quelli,
tra i sinologi un posto d’onore,
Marco Polo e il Ricci, gioielli
esemplari di grande valore.

———–

Ormai secoli sono trascorsi,
pur se troppa è antica la storia,
il suo nome è nei nostri discorsi,
perché Egli è rimasto in memoria.

In Mineo, città sua natìa,
ove Egli è rimasto immortale,
nell’illustre sua gran signoria,
un grandioso, un perfetto esemplare.

Dedicata una piazza in suo onore,
nella qual si ricorda sovente,
il gran servo del nostro Signore,
vero orgoglio di questa sua gente.

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