La prostituta

[Da: Walter Block, Difendere l’indifendibile, ed. or. 1976, trad. it. 1995.]

Sebbene siano soggette a ripetuti attacchi da parte della legge, di gruppi ecclesiali, camere di commercio etc., le prostitute continuano a fare affari. Il valore dei loro servizi è comprovato dal fatto che la gente continua a cercarle nonostante l’opposizione della legge e della società.
Prostituta, può definirsi una persona che si impegna volontariamente a prestare servizi sessuali in cambio di un compenso. La parte essenziale della definizione di tale contratto risiede nel fatto di essere un “commercio volontario”. Qualche tempo fa la copertina di una rivista illustrata da Norman Rockwell mostrava l’essenza della prostituzione, se non la specificità. E ritraeva un lattaio ed un pasticciere, accanto ai loro camioncini, mentre si godevano tutti e due un bicchiere di latte ed un dolce. Entrambi contenti del loro “commercio volontario.”
Se non si possiede un po’ di immaginazione non si riesce a vedere la connessione tra la prostituta che intrattiene il suo cliente e ciò che fanno il lattaio ed il pasticciere. Ma in entrambi i casi, due persone, su base volontaria, si sono incontrate al fine di ottenere vicendevolmente il soddisfacimento dei propri bisogni. In nessuno dei casi si intravede costrizione o frode. Naturalmente il cliente della prostituta potrà, in seguito, lagnarsi del fatto che i servizi ricevuti non fossero valsi la somma pagata. La prostituta potrà avvertire il fatto che il denaro ottenuto non avesse pienamente compensato i servizi resi. Simile insoddisfazione si sarebbe potuta verificare nel caso del commercio del latte e del dolce. Il latte poteva essere stato acido e il dolce non cotto. Ma entrambe le lagnanze sarebbero venute dopo il fatto e ciò non avrebbe alterato la descrizione dei due scambi commerciali, intesi come “volontari”. Se tutti i partecipanti non fossero stati disposti, gli scambi commerciali non avrebbero avuto luogo.
Vi sono alcuni, e tra questi gli attivisti per la liberazione femminile, che si addolorano dello stato delle povere calpestate prostitute e le considerano umiliate e sfruttate. Ma le prostitute non considerano la vendita del sesso come umiliazione. Nel valutare gli aspetti positivi (poche ore, alta remunerazione) e gli aspetti negativi (attacchi della polizia, sfruttamento dei protettori, spiacevoli condizioni di lavoro), le prostitute, ovviamente, preferiscono il loro lavoro, altrimenti non lo farebbero.
Naturalmente, ci sono molti aspetti negativi che caratterizzano l’immagine “felice” della prostituta. Ci sono prostitute drogate, prostitute maltrattate dagli sfruttatori e prostitute tenute in bordelli senza il loro consenso. Ma questi aspetti sordidi hanno poco in comune con l’intrinseca carriera della prostituzione. Ci sono infermiere e dottori sequestrati e costretti a curare criminali fuorilegge; ci sono muratori drogati; ci sono contabili picchiati da rapinatori. Difficilmente trarremmo la conclusione che queste occupazioni o vocazioni sono sospette, deplorevoli o oggetto di sfruttamento. La vita di una prostituta è buona o cattiva a secondo di come lei stessa vuole che sia. Entra nella professione volontariamente come prostituta ed è libera di lasciarla in qualsiasi momento.
Perché dunque, attacchi e proibizioni contro la prostituzione? L’attacco non viene dal cliente; egli costituisce il partecipante volontario. Se il cliente pensa che l’esser cliente di una prostituta non gli torna vantaggioso, può smettere. Né l’appello contro la prostituzione viene dalle stesse prostitute. È un compito che esse hanno intrapreso volontariamente e possono, quasi sempre, cambiare opinione circa i relativi benefici che ne ottengono.
L’attacco alla prostituzione viene portato avanti da “terze parti” non direttamente coinvolte nell’affare. Le motivazioni variano da gruppo a gruppo, da zona a zona, e da un anno all’altro. Quel che hanno in comune è il fatto che esse sono parti estranee. Esse non hanno né dividendi né obbligazioni nell’affare, e dovrebbero essere ignorate. Permettere loro di esprimere parere sull’argomento è tanto assurdo quanto permettere ad un estraneo di decidere dell’accordo tra il lattaio ed il pasticciere.
Perché dunque i due casi vengono trattati differentemente? Immaginate un gruppo chiamato i “mangiatori morigerati”, organizzati per esporre la dottrina sul male che c’è nel mangiare latte con il dolce. Anche se si dimostrasse che il gruppo contro il dolce e il latte, e il gruppo contro la prostituzione avessero identico merito intellettivo – nessuno –, la reazione ai due aspetti sarebbe diversa. Il tentativo di proibire il latte con il dolce provocherebbe solo risate, ma ci sarebbero atteggiamenti più tolleranti al tentativo di proibire la prostituzione. C’è una certa resistenza ad affrontare il problema della prostituzione. Perché non è stata legalizzata la prostituzione? Sebbene le argomentazioni contro la legalizzazione non rivelino alcun merito, esse non sono mai state chiaramente contrastate dagli intellettuali.
La differenza tra i commerci sessuali come quelli che si riscontrano nella prostituzione ed altri commerci quali quelli tra lattaio e pasticciere sembra basarsi o collegarsi alla vergogna che avvertiamo o ci fanno avvertire all’idea di dover “comperare sesso”. Difficilmente si è considerati “vero uomo” né si può essere confusi da una piacevole donna, se paga per il sesso. La seguente storiella illustra il punto.
Un signore di bell’aspetto chiede ad una bella e “virtuosa” signora se fosse disponibile ad andare a letto con lui per $ 100,000.00, la signora è inorridita da tale offerta. Però, dopo una qualche riflessione decide che per quanto la prostituzione possa essere un male, lei potrebbe usare il ricavato dell’offerta per opere di beneficenza e opere pie. L’uomo sembrava bello e per niente pericoloso o ripugnante. La signora timidamente disse, “sì”. E l’uomo chiese : “e se le dessi $20.00?”. La donna , indignata, rispose. “ Come si permette, che tipo di donna pensa che io sia!” e schiaffeggia il signore. “Beh, il tipo donna che siete lo avevamo già stabilito prima. Adesso, cerchiamo di stabilire il prezzo”, egli rispose. Il livello del forte colpo assestato alla donna costituisce la misura dello sdegno implicito nel trattare questo genere di proposte.
Ci sono due modi per affrontare l’atteggiamento che considera degradante pagare per sesso. C’è un attacco frontale che semplicemente nega che sia sbagliato pagare per sesso. Questo, però difficilmente convince chi pensa che la prostituzione sia un male. L’altra possibilità è dimostrare che da sempre paghiamo per sesso. Tutti – e sempre – e quindi non dobbiamo fare storie quando parliamo di accordi tra un cliente ed una prostituta.
In che senso, si può dire che ci si muove nell’ ambito del commercio e del pagamento quando si è nel campo dell’attività sessuale? come minimo, si deve offrire qualcosa ai probabili clienti, prima che essi acconsentano a fare sesso. Con la prostituzione esplicita l’offerta è in termini di contante. In altri casi, il commercio non è così evidente. Molte relazioni tra partner si possono assimilare a modelli di prostituzione. Dall’uomo ci si aspetta che paghi il cinema, la cena, i fiori etc., e dalla donna che ricambi con prestazioni sessuali. Lo stesso avviene nel matrimonio, dove l’uomo contribuisce con apporti finanziari, e la donna con i servizi sessuali e la tenuta della casa. In realtà, tutte le relazioni volontarie umane, dalle relazioni amorose a quelle intellettive sono relazioni commerciali. Nel caso dell’amore romantico e del matrimonio, l’affare è nei termini dell’affetto, della considerazione, della gentilezza etc. l’affare può essere buono e felice, ed i partner possono trovarvi gioia nel dare. Ma è sempre un commercio. È chiaro che se non vi è scambio reciproco, non vi è né gentilezza, affetto o altro. Allo stesso modo, se due poeti “ non mercenari” non ottengono , reciprocamente, niente dalla loro relazione, essa terminerà.
Se ci sono scambi ci sono anche pagamenti. Dove ci sono pagamenti nelle relazioni che comprendono sesso tra persone, c’è prostituzione – secondo la definizione del termine. Alcuni giornalisti sociologi hanno paragonato il matrimonio alla prostituzione. Ma tutte le relazioni in cui hanno luogo transazioni commerciali, che includano il sesso o altro, costituiscono una forma di prostituzione. Invece di condannare tali relazioni in quanto simili alla prostituzione, la prostituzione dovrebbe essere considerata proprio come un tipo di interazione a cui tutti gli esseri umani partecipano. Non ci dovrebbero essere obbiezioni verso qualsiasi tipo di relazione, né al matrimonio, né all’amicizia, né alla prostituzione.

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