Fotografia e poesia: un esperimento di Luigi Capuana

di Anna Maria Damigella

Nel 1892 Luigi Capuana, tentò, con la copertura dello “scherzo letterario” al quale non era nuovo, una interessante operazione di trasferimento nel linguaggio poetico di una delle prerogative della fotografia: l’istantaneità. “La fotografia cattura, afferra, sorprende, fissa, colpisce come una fucilata, accumula”, ha scritto Michel Collomb (Le défi de l’incomparable. Pour une étude des interactions entre littérature et photographie, “Vox poetica”, 12/9/2009), ha dalla sua parte la rapidità contro la lentezza dello scrittore.
Si tratta delle Istantanee, 12 composizioni poetiche riunite sotto questo titolo, pubblicate nella rivista napoletana “La Tavola Rotonda” (n. 15, 9 aprile 1892), firmate con tre asterischi. Accompagnò alle poesie una dedica al conte Luigi (Lulù) Primoli, fratello del più celebre Giuseppe (Gegé), anche lui fotografo e noto per un reportage sul viaggio in India. Capuana doveva averlo conosciuto tramite Verga. La dedica dice: “Ti ho perdonato tante istantanee io che abborrisco la fotografia: perdonami queste mie tu che aborrisci i versi. E passando da Bologna (senza macchine, per amor di Dio!) vieni a dirmi se la dozzina di saggi ti è parsa a bastanza fin de siècle”. Non sappiamo se Lulù Primoli odiasse la poesia – forse no, date le amicizie letterarie e le frequentazioni colte a Parigi e nella capitale dei due Primoli – sappiamo però che Capuana aveva la mania della fotografia, proprio in quel periodo aveva raggiunto un ottimo livello tecnico e eseguiva ritratti professionali nel suo studio in via in Arcione a Roma.
Il retroscena dell’aspetto curioso della faccenda, l’anonimato delle poesie e la dedica fuorviante, è svelato dalla lettera che Capuana, il 1 aprile 1892, aveva indirizzato a Gaetano Miranda, direttore del settimanale letterario al quale collaborava dalla fondazione (1891). Gli chiedeva di “essere complice muto di uno scherzo letterario”: pubblicare sulla “Tavola Rotonda” tutte insieme le sue 12 Istantanee, senza che fosse reso noto l’autore; solo se avessero avuto successo dopo qualche mese sarebbe stato svelato il colpevole. La lettera fa parte del manoscritto di Istantanee, ritrovato qualche anno fa; da notare che nella stesura originaria le poesie recavano in chiusura a mò di firma la parola PHOTOS (poi sostituita dai tre asterischi), genitivo del vocabolo greco che significa luce ed è la prima parte della etimologia della parola “fotografia”.

Per ulteriori informazioni e per leggere le Istantanee:
Carmelo Spadaro di Passanitello, L’originaria stesura delle “Istantanee” di Luigi Capuana, in “Accademia di Scienze Lettere e Belle Arti degli Zelanti e dei Dafnici Acireale”, serie V, vol. X, 2000.

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