Un articolo su Salvatore Greco

Sal­va­tore Sca­lia, Sal­va­tore Greco libe­ra­tore di Cata­nia e bor­bo­nici in fuga, “La Sici­lia”, mar­tedì 5 aprile 2011, p. 22.

Il genuino spi­rito cam­pa­ni­li­stico di Agrip­pino Todaro, di pro­fes­sione brac­ciante agri­colo, ci fa risco­prire la figura di un eroe del Risor­gi­mento nativo di Mineo.
Era­vamo andati a Mineo nel periodo nata­li­zio attratti dalla mostra dei pre­sepi e dai can­noli di ricotta. Dopo aver goduto a sazietà degli uni e degli altri, ne tor­nammo ric­chi d’informazioni sul poeta Paolo Maura e su altre glo­rie locali di leva­tura nazio­nale. L’incontro for­tu­nato avvenne nel Museo della memo­ria. Lì c’erano un gruppo di entu­sia­sti, che rac­co­glie­vano sot­to­scri­zioni per l’edizione cri­tica delle opere di Paolo Maura, e un cul­tore di memo­rie patrie, il baf­futo Agrip­pino Todaro di pro­fes­sione brac­ciante agri­colo. Fummo tra­volti dalla sua pas­sione e dal suo genuino spi­rito cam­pa­ni­li­stico.
“Ah sì, mi ricordo il suo nome, lei — mi dice — ha scritto l’articolo per la morte di Giu­seppe Bona­viri. A Mineo però abbiamo avuto tanti altri per­so­naggi illu­stri”.
“Sì certo, Paolo Maura, Luigi Capuana…“
“E Sal­va­tore Greco, il capo gari­bal­dino. Lo sa che era di Mineo e che la sua sta­tua si trova sul Pin­cio a Roma alla destra di quella di Gari­baldi? Cal­ta­gi­rone si è appro­priata della memo­ria dei Greco, ono­rando soprat­tutto Age­si­lao, il grande cam­pione di scherma, ma la fami­glia era ori­gi­na­ria di Mineo, abi­tava nel quar­tiere di San Pie­tro sulla strada d’Itria”.
Agrip­pino Todaro è un fiume in piena.
“E sa di Cor­rado Guz­zanti?“
“Chi? Il bravo attore comico?“
“No, il suo ante­nato. Fu un sismo­logo impor­tante. Anche lui era di Mineo.“
Appren­diamo così da que­sto sin­go­lare brac­ciante agri­colo che Cor­rado Guz­zanti (1852 – 1930) era il diret­tore delle Poste e Tele­grafi con la pas­sione per la sismo­lo­gia, tanto che fu inca­ri­cato da Ora­zio Sil­ve­stri, geo­logo dell’Università di Cata­nia, di rife­rire sulle scosse sismi­che che per un paio di mesi inte­res­sa­rono il ter­ri­to­rio di Mineo. Si occupò anche dell’Etna e stu­diò le rela­zioni tra i ter­re­moti e le acque del Fiu­me­caldo e di Naf­tia, il lago dei fra­telli Palici. Dal mito greco all’archeologia il passo è breve, sic­ché Todaro ci rac­conta della sua col­la­bo­ra­zione con gli archeo­logi cata­nesi con i quali ha sca­vato alcune tombe della Civiltà di Castel­luc­cio del 1800 avanti Cri­sto.
Nel frat­tempo ci guida a vedere gli stru­menti di lavoro di Cor­rado Guz­zanti.
“Scrisse vari saggi e con­tri­buì alla crea­zione della rete sismica nazio­nale.“
Nel pieno delle cele­bra­zioni dei cento cinquant’anni dell’Unità d’Italia ci siamo ricor­dati di lui e del suo entu­sia­smo per il luo­go­te­nente di Gari­baldi. E siamo tor­nati a Mineo.
La bio­gra­fia di Sal­va­tore Greco (1835 – 1910) è quella di uno dei tanti uomini dell’Ottocento che dedi­ca­rono la pro­pria esi­stenza alla libertà e all’amor di patria. Mar­chese di Val­dina e discen­dente della nobile fami­glia dei Chia­ra­monte, era ancora stu­dente di chi­mica all’Università di Cata­nia quando nel 1859 ebbe i primi con­tatti con Cri­spi venuto in Sici­lia a ordire la cospi­ra­zione con­tro i Bor­bone. Greco, capo dei rivo­lu­zio­nari gari­bal­dini della Sici­lia orien­tale, nel mag­gio del 1860 con due­cento volon­tari mise in fuga, durante la rivolta di Cata­nia, le truppe bor­bo­ni­che del gene­rale Clary.
Gio­vanni Inter­do­nato, capo di Stato mag­giore di Gari­baldi e già mini­stro della guerra a Palermo nella rivo­lu­zione del 1848, scrisse di lui a Gari­baldi che ” ne cono­sceva per fama il corag­gio straor­di­na­rio e l’entusiasmo per la libe­ra­zione della Sici­lia, non­ché le per­se­cu­zioni e i peri­coli sof­ferti quando ancora era stu­dente all’università di Cata­nia.“
In un pro­clama da Mes­sina il 24 Ago­sto 1860 lo stato mag­giore di Gari­baldi si espri­meva in que­sti ter­mini: “….Sal­va­tore Greco da Mineo rischiò la pro­pria vita in mille incon­tri, fu pre­scelto per distrug­gere i sol­dati uni­tisi ai delin­quenti che com­met­te­vano delitti inau­diti nelle città etnee e che dopo dodici giorni di com­bat­ti­menti a fuoco con­dusse vit­to­rio­sa­mente la sua impresa inal­be­rando in quei luo­ghi il tri­co­lore”.
Sal­va­tore Greco com­batté a fianco di Gari­baldi a Milazzo, al Vol­turno, nel Tirolo, a Mon­te­ro­tondo, a Men­tana e a Digione per l’indipendenza della Fran­cia. Era a fianco dell’Eroe dei due mondi quando que­sti sull’Aspromonte fu ferito ad una gamba, e fu lui a fasciar­gli la ferita e ad ada­giarlo su una barella. Guidò anche una spe­di­zione di volon­tari sici­liani per la libe­ra­zione del Mon­te­ne­gro dai tur­chi.
Era dive­nuto una leg­genda, tanto che per­fino Armando Diaz, il coman­dante della vit­to­riosa Prima guerra mon­diale, disse di lui: “È un alto e fer­vido tri­buto di rico­no­scenza e di omag­gio asse­gnare alla nobile figura di Sal­va­tore Greco dei Chia­ra­monte un alto posto tra gli eroi del Risor­gi­mento”.
ll busto al Pin­cio fu innal­zato nel 1926 da un’Associazione di sici­liani a Roma.
Abi­tuato a com­bat­tere, anche nella vita civile trovò il modo di usare la spada. Nel 1878 isti­tuì a Roma una scuola di scherma ere­di­tata dai figli Augu­sto e Age­si­lao, il grande cam­pione che acqui­stò fama mon­diale oscu­rando il mito del padre. Del geni­tore si occu­pa­vano gli sto­rici gari­bal­dini e la reto­rica patriot­tica; il suo erede, per la sua bra­vura e l’imbattibilità, divenne un divo da roto­calco. Si rac­conta che per­fino Gabriele D’Annunzio in un raf­fi­nato salotto pari­gino ne abbia esal­tato le doti invo­cando la cetra di Pin­daro per can­tare le gesta di Greco, pala­dino sici­liano di Cal­ta­gi­rone.
Quel “sici­liano di Cal­ta­gi­rone” per Agrip­pino Todaro è un oltrag­gio al suo amor di patria.
“Cal­ta­gi­rone si è appro­priata ingiu­sta­mente della memo­ria dei Greco che appar­tiene invece a Mineo.“
Anche Cata­nia, Aci­ca­stello, Aci­trezza e Masca­lu­cia riven­di­cano però di aver dato i natali all’eroe gari­bal­dino.
“Non pos­sono esserci dubbi. Gra­zie alla Pro Loco e all’Archeoclub, di cui è pre­si­dente Giu­seppe Roc­cuzzo, abbiamo rin­trac­ciato il cer­ti­fi­cato di nascita.“
La prova è inop­pu­gna­bile: Sal­va­tore Greco nato il 2 mag­gio 1835 a Mineo e bat­tez­zato tre giorni dopo nella chiesa di San Pietro…

Si veda anche: Leone Ven­ti­cin­que, Da Mineo con Gari­baldi per l’Italia unita: vita di Sal­va­tore Greco, 26 gen­naio 2011.

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