Fiabe di folli e magie di autore

di Luciana Sica, “La Repubblica”, 2000.02.11, p. 46.

E’ un piccolo libro incantevole, un’opera in famiglia firmata da uno scrittore di razza come Giuseppe Bonaviri e da sua figlia Giuseppina, una psichiatra quarantenne che non ha fatto del suo mestiere un’improbabile officina di riparazioni dell’ anima. In coppia hanno scritto questo curioso volumetto, che non è solo una raccolta di “fiabe di folli”, come suggerisce la copertina di E il verde ramo oscillò (Piero Manni, pagg. 120, lire 20.000). Già il titolo rimanda a un verso poetico, è un’ immagine della ragione che vacilla fino a dissolversi, a spezzarsi come un “verde ramo” travolto dal vento della follia. E più che una silloge di “fiabe”, di storielle dolcissime e strampalate nel segno dell’autobiografismo, è il libro in sé che è immerso in un clima favolistico. Senza far torto all’accesa immaginazione dei malati e alla loro appassionata psichiatra, quello che più conta è la scrittura scarna e magica di Giuseppe Bonaviri, autore importante seppure non proprio “popolare”, amatissimo in Francia, tradotto in mezzo mondo, e pure nella rosa dei candidati al Nobel. Basta leggere qualche frase a caso per riconoscere il registro lirico di Bonaviri, la sua ingenuità complessa e sofisticata, l’aura melodiosa di una lingua densamente letteraria: “La pioggia scioglie la terra come ha disciolto distrutto la mia putrida anima fatta di fieno”, “Per me il passato non è esistito solo il presente mi trovo fra le mani come fior di coriandoli morti”. O anche certe domande cariche di disperazione che invocano la fine di un’ insostenibile irrequietezza: “Oh sorella mia, c’è la quercia della serenità sulla luna?”, “Oh, madre mia, perché non chiudi le finestre del cielo?”. E ancora, una ragazza malata che andrà incontro al tragico destino del suicidio: “Nessuno qui mi ha fatto una carezza. Solo dei passeri di mattina vengono a beccarmi la bocca”. Del resto, al “siciliano” Giuseppe Bonaviri – il grande affabulatore di Mineo, di una particolare latitudine culturale e antropologica trasformata in mitologia poetica – l’impronta favolistica deriva non solo dall’ambiente contadino di provenienza, vocato alla tradizione orale, ma dallo stesso dna familiare. Sua madre, ultima di ventiquattro figli, di fiabe ne conosceva più di cento e amava raccontarle al piccolo “Peppino”, tanto che alcune di quelle favole si trovano raccolte nelle Novelle saracene. “Fiabe di folli”. Neppure la follia è un tema estraneo alla biografia di Bonaviri, e per diverse ragioni, la più semplice (e nota) è che l’autore di Il sarto della stradalunga – il romanzo promosso nel ‘ 54 da Vittorini nei Gettoni di Einaudi – ha fatto per tutta la vita il cardiologo, e negli anni Settanta la sua attività di medico l’ha svolta nel manicomio di Ceccano, a pochi chilometri da Frosinone, la città lontana dai fasti letterari in cui ha stranamente scelto di vivere. E’ in questa stessa città che la figlia “Peppina” si occupa – con rispettabile entusiasmo – di psicotici e delle loro famiglie. Non a caso il loro libro è ambientato in questi luoghi, seppure trasformati in cittadine immaginarie dai nomi almeno bizzarri come Itterbia o anche Ramezia, percorse magari da un fiume di nome Latte che così si chiamerebbe perché abitato da allegrissimi pesciolini perennemente in amore. E’ puntigliosa la descrizione di una natura lussureggiante e inequivocabilmente mediterranea, del giardinetto incantato dove si svolgono gli incontri: con le sue grandi ginestre, la cicoria selvatica, gli eucalipti, i fichidindia oltre ai profumi e le bizzarrie dei venti e gli amori inconclusi. Se poi la psichiatra viene denominata dottoressa Fiammadoro “per una ciocchetta color oro fra i capelli della nuca”, e la “fiabaterapia” si svolge nel 2001, si coglie come il registro favolistico non è solo nelle storie degli psicotici ma nell’ intera “cornice” del libro. Da ragazzo Giuseppe Bonaviri era attratto dalla psichiatria, ma in quegli anni non era possibile intraprendere quella specializzazione a Catania. Divenne quindi cardiologo, e giovane medico di tanti poveracci condividendone miserie e dolori e affetti profondi. Un epos ambientato nella Sicilia dei primi anni Cinquanta e raccontato ne L’enorme tempo, il romanzo-verità riproposto in un Oscar Mondadori. Psichiatra diventerà invece sua figlia Giuseppina, che oggi rievoca come – dopo la morte del nonno, il celebre sarto – suo padre divenne preda di “una forte nevrosi di tipo fobico” e come lei, ancora giovanissima, si sentì investita del ruolo di principale confidente, d’inconsapevole terapeuta. “In qualche modo – dice – il tema della follia è stato sempre un filo sottile che ci ha legati, e per me questo libro è un condensato della nostra intesa”. La Bonaviri è soprattutto un’esperta di “arteterapia”, di una pratica clinica che – attraverso la danza, la musica, la grafica, i video, il teatro (soprattutto maschere e marionette) – cerca di alleviare il dolore mentale, scrutando le parti più oscure di anime profondamente ferite, non solo corpi – o peggio “organi” – malati. E’ facile immaginare quanto la nostra psichiatria – tutta moquette e psicofarmaci – guardi con irrisione se non proprio con dichiarata ostilità a queste “terapie”. Il libro dei Bonaviri – al di là della sua cifra fortemente letteraria – è anche questo: una satira lieve, percorsa da un certo piacevolissimo humour, dell’ indifferenza, della colpevole sciatteria, dell’opaco burocraticismo che segnano il complessivo dissesto della cura mentale (“mai epoca come la nostra risultò fallimentare per l’arte psichiatrica”). E se gli psicotici sono affetti da un narcisismo megalomane, anche maggiore e più grave è “il delirio di onnipotenza” dei loro psichiatri. Con i suoi viali di lillà, nonnine di paglia, ragni e monachini, strade fiorite, api ammazza-uomini, suore e asini e campanelli sonanti, questo piccolo libro incantevole restituisce tra le righe la misteriosa realtà della follia, di una sofferenza atroce e difficile da decifrare. Una realtà amarissima che ha il principale difetto di essere realistica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...