Un viaggio nel territorio di Mineo: Caratabia

Un viaggio nel territorio di Mineo: Caratabia

Sebastiano Aiello
[Qui Mineo, 2013.09.23, n. 68]

Caratabia, un complesso archeologico a Sud Est da Mineo noto per le sue grotte, negli ultimi anni ha suscitato tanto interesse dopo aver raccolto fonti e materiale bibliografico per il passaggio di un noto pittore francese Jean-Pierre Houël. Questa ricerca ha interessato una parte del territorio di Mineo alla luce delle più recenti scoperte nonché di ricostruire le fasi storico-archeologico e culturali del sito con la scoperta di una moschea islamica del IX-X secolo ad opera dell’archeologo A. Messina che lo stesso negli anni ’60 portò alla luce, i graffiti risalenti al 430 circa a.C del periodo della monetizzazione di Siracusa. Dal punto di vista strutturale il lavoro ha seguito due direzioni, una naturalistica e paesaggistica dell’area in cui ricade il sito, e l’altra archeologico-scientifico. Verso la seconda metà del Settecento il desiderio di conoscere e scoprire “l’antico” porta dei viaggiatori-artisti in alcune spedizioni (Grand Tour), finalizzati a memorizzare e ricordare itinerari illustrativi della Sicilia della fine del XVIII secolo, destinate in Italia meridionale ed in particolare in Sicilia. Questi artisti, appartenuti alla corrente artistica del Vedutismo, sono stati impegnati a ritrarre non solo paesaggi ma oggetti di possesso, luoghi in cui sono passati civiltà antiche, fenomeni naturali, conformazioni geologiche ecc.
Tra questi artisti possiamo ricordare le opere dedicate alla Sicilia da Jean-Pierre Houël. Nell’introduzione della sue opere il pittore francese spiega quali sono i suoi intenti e il suo ruolo di viaggiatore-artista: «Descriverò, come viaggiatore, il governo, i costumi e le usanze dei  Siciliani; come artista presenterò nelle tavole tutte le opere che mi son parse singolari e interessanti e che ho raccolto avvalendomi del disegno geometrico e della composizione pittorica. Mi sono interessato soprattutto a quella testimonianza dell’antichità che questa ricca contrada raccoglie come santuario».
A tali manufatti artistici Houël attribuiva la stessa importanza dei suoi scritti, come è stato citato alla pag. XXII della prefazione  Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari pubblicato a Parigi nel 1785 : «J’affirme mes dessins par mes écrits, et je confirme mes écrits par mes dessins» (convalido i miei disegni con i miei scritti, e convalido i miei scritti con i miei disegni), e più avanti, a pag. 66, aggiungeva «ce que la nature promisait de plus curieux dans le lieu… et d’antique» (ciò che la natura prometteva nel luogo di più curioso e di antico) con queste parole esprimeva un sentimento affettivo nei confronti della Sicilia, terra molto cara al pittore.
Houël, dopo una prima visita avvenuta in Italia Meridionale nel 1770, ripartirà in Sicilia, per una nuova spedizione a seguito di una gratifica del Re di Francia Luigi XVI.
Partito dalla Francia nel 1776 e fatta una breve sosta a Napoli, si imbarcò il 12 maggio in un vascello francese per dirigersi a Palermo. Arrivato nel capoluogo siciliano, munendosi di carta geografica pianificò il suo soggiorno per visitare i maggiori centri dell’isola e seguire i percorsi viari più importanti. La Sicilia del Settecento, non disponendo di alberghi e ostelli, costringeva i visitatori e i viandanti a soggiornare presso conventi, locande o privati.
Il pittore francese nei suoi spostamenti in Sicilia lamentava spesso che le locande fossero poche, così come annotava nel suo diario. Trascorsi tre anni, il viaggio si fa sempre più interessante e avvincente; dopo la visita a Paternò, il pittore si sposta e attraversa la piana di Catania per visitare San Basilio nei pressi di Lentini, un bellissimo serbatoio d’acqua dalle caratteristiche di un edificio di cui non si conoscono le sue origini, e subito dopo raggiunse Palagonia, una piccola cittadina che sorge sulla strada del collegamento Lentini-Caltagirone; passando per un fondo chiamato Tre Fontane ha notato le vestigia di un edificio importante dove si intravedevano resti di antichi muri, pavimenti in marmo e mosaici. Nei pressi di Palagonia in un terreno a Sud, una piccola chiesetta abbandonata attirò l’attenzione del pittore. Houël osservò che vi erano molte convergenze tra la chiesa di Palagonia e la chiesa di San Pietro d’Agira ad Azaro.
Il passaggio di Jean Houël a Mineo è avvenuto nell’inverno del 1778 (1) con sosta e pernottamento nella locanda del “Fondaco”, descritto nel suo diario Voyage pittoresque del III volume durante il secondo soggiorno in Sicilia (2). La popolazione a Mineo tra 1776-1780 contava circa 7000 anime(3). Gli alloggi destinati a foresteria erano due, «il fondaco della masseria nella piana» un bene fondiario dei Gesuiti (4) lungo la strada di collegamento bivio di Mineo-Palagonia  e il secondo a Mineo, quest’ultimo con modestissime stalle e annessa osteria; il costo di una camera per notte era di un mezzo pezzo (sei carlini l’equivalente di un  pollo).
Il “Fondaco” era posto al piano terra dell’ex Collegio dei PP. Gesuiti (5) nell’odierna strada di collegamento che congiunge la Valle dei Margi con la strada dei monti. Il pittore a seguito di un breve soggiorno si recò a una diecina di  chilometri da Mineo in direzione Nord Est presso il lago di Naphtia in contrada Rocchicella, in cui sorgeva la città di Paliké, ritraendo il sito e tutto il paesaggio circostante con degli acquerelli. Il suo viaggio da escursionista proseguì verso Sud da Mineo verso Militello e Vizzini, descrivendo con riferimenti cronologici i territori da lui visitati; tra questi luoghi in particolar modo nel versante Sud Ibleo, dopo un’analisi geologica, affermò che il monte Marineo aveva una conformazione di origine vulcanica (6),in cui vi era il lago Catallara situato nel territorio di Mineo (nei pressi della nascente città di Grammichele) in direzione di Caltagirone.
Successivamente il pittore si diresse verso Caratabia, una collinetta in pietra arenaria avente la presenza di numerose grotte artificiali che dista da Mineo circa tre chilometri lungo l’asse di collegamento con i Monti Iblei. Questo sito ha attirato nel tempo l’attenzione degli studiosi come Jean Houël e negli anni ’60 del secolo scorso dello scrittore Giuseppe Bonaviri che vi ha ambientato un episodio del suo celebre romanzo Il fiume di pietra, riscuotendovi una certa notorietà letteraria. Il pittore portava con sé un diario dove annotava e registrava tutto quello che incontrava e riteneva di interesse storico e paesaggistico  come viene definito dagli stessi storici «il viaggiatore curioso». Houël, quando visita Caratabia incuriosito dalla presenza di grotte che si aprivano sul fianco della collina, si trova a visitare una singolare abitazione “trogloditica”  ancora oggi conservata e ben visibile dalla SP31. Il pittore ha così descritto nel proprio diario di viaggio la presenza di alcune grotte, descrivendone in modo molto preciso e  dettagliato la propria conformazione strutturale-architettonica: «J’en ai remarqué une où il y a encore un escalier en de hors, pour monter au primier étage, où l’on trouve espèce d’antichambre, avee des croisées; plus loin un cuisine» (Ho notato che c’è ancora una scala fuori per salire al primo piano, dove c’è una sorta di anticamera, con delle croci e poi una cucina) (7). Le grotte sono predisposte su due livelli, costituiti da una sala grande al piano terra con ingresso, sulla destra in alto una finestra piccola di forma circolare e sulla parte sinistra una parete cava un tempo chiusa da un muro; l’interno si presenta di forma pressappoco rettangolare con evidenti tracce di sepoltura e al centro della parete nord scavata sulla roccia una “qibla” (luogo di culto islamico). Al primo piano vi si giunge attraverso una scala esterna, la prima rampa segue il profilo esterno della parete verticale ripiegandosi dopo una breve piazzetta, la seconda scavata nella pietra con la tecnica a tasca dove si accede ad un ingresso semplice che si dirama in due ambienti con pareti ben squadrate, caratterizzate da segni di lavorazione ben visibili; la camera leggermente più grande serviva da cucina e separata da una robusta architrave vi si introduceva nell’“antichambre”  cioè un’anticamera cosi come la descriveva Houël,e nella parete sud una finestra monofora che si affaccia sui terreni circostanti e che è fiancheggiata da segni incisi sulla parete rappresentati da un trio di croci di Lorena. Dopo l’anticamera si giunge nella stanza che fungeva da “alcova”, in cui sono presenti nella parte inferiore i fori dove erano collocati gli assi di legno e nella parte superiore delle piccole cavità sui lati in cui vi erano gli alloggi delle lampade ad olio.
Da un’analisi si può pensare che il sito di Caratabia  fosse stato sin dall’antichità già collegato da una serie di vie di comunicazione, dette le regie trazzere (8) o anche montagne marine (9) precedentemente tracciate in epoca greco-romana ed anche araba. La strada situata ai piedi della collina è posta a m 549 sul livello del mare in direzione Vizzini-Noto-Siracusa e verso l’area Iblea. Da studi recenti sulla viabilità topografica della Sicilia antica è emerso che nei primi anni del XVIII secolo non vi erano stati stravolgimenti nel tessuto viario. Una millenaria eredità della viabilità antica restituisce alla Sicilia nel 1720 le prime carte geografiche disegnate e realizzate da geografi e storici italiani ed europei, facilmente adoperate dal pittore Houël per i suoi spostamenti (10).

Sebastiano Aiello

Note
1) S. Russo, Il viaggiatore curioso, 1993   «…lo stesso Houël nella seconda lettera spedita da Paternò il 3 novembre 1778 al Landolina…» pag. 47. Il lavoro svolto del pittore nel territorio di Mineo rientra nel Volume III che inizia con la visita a Paternò. Houël oltre visitare Caratabia  immortalò il lago di Naphtia nella valle di Caltagirone, a Nord Est di Mineo. I lavori sono stati riportati e classificate  sulle  tavole, n. 172 e n. 173 (incisioni) e nei guazzi n. 214, n. 215 conservate nel museo dell’Hermitage di San Pietroburgo. Asja Kantor-GuKovskaja, autrice di gran parte delle schede del catalogo… La stessa studiosa avverte che il guazzo 215 del catalogo è meno vicino all’incisione 173 di quanto lo sia il guazzo n. 43 della collezione del Louvre. In realtà, ad un confronto oculato tra incisioni e guazzi si deve concludere che le cinque opere sono variazioni di due temi fondamentali, il lago visto da due angoli di osservazione diversi, ma che nessuna è identica all’altra. pag. 50.
2) Francesca Grimperi Pantono, Jean Houël Voyage a Siracusa: «Non trovando altro a Palagonia ritornai a Mineo, dove avevo lasciato i miei bagagli, e raggiunsi Militello. Attraversai dei luoghi in cui, nelle grotte tagliate nella roccia, si vedono tracce di abitazioni molto antiche. Ne notai una con una scala esterna per salire al primo piano,…»  pag. 73.
3)  Archivio storico comunale di Mineo.
4) Archivio dei Beni fondiari dei Gesuiti di Sicilia Collegio per Collegio, pag. 530 – Politica e storia – raccolta di studi a cura di Gabriele De Rosa – Dalla misura agraria «Del fondo masseria del Fondacazzo nella piana- Fondo Mineo, Salme 71,6 – Conduzione in economia 10 tenute – Nome del gabellotto Santo Damicella, Sac. D, Ignazio Damicella». L. Santagati, Viabilità e topografia della Sicilia antica. La Sicilia del 1720 secondo Samuel Schmettau e altri geografi e storici del suo tempo. Quadrante Sud-Est. Archivio S. Aiello. Disegno che riproduce l’acquedotto di Fiume Caldo nel territorio di Mineo anno 1600. Nella legenda viene riportato al punto 16 «Terre di Fondacaccio».
(5) S. Aiello. L’ordine dei PP. Gesuiti si insediò  a Mineo alla fine del ’500 istituendo un’università di teologia per le nuove formazioni dei frati gesuiti. Il complesso è opera dell’architetto gesuita Natale Masuccio. Nell’ottobre del 1767 con decreto di espulsione dalla Sicilia inviato dal Re Ferdinando III al vicerè Fogliani e conseguentemente Papa Clemente XIV ne dichiarava sciolto l’ordine.
6) Francesca Grimperi Pantono, Jean Houël Voyage a Siracusa «Ovunque, dalla mia partenza da Mineo, ho notato che queste formazioni rocciose celano montagne di origine vulcanica» pag 77.
7) J. Houël, Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari, III, Parigi 1785, p. 62: «J’en ai remarqué une où il y a encore un escalier en de hors, pour monter au primier étage, où l’on trouve espèce d’antichambre, avee des croisées; plus loin un cuisine».
8) L. Santagati «Il termine trazzere ha origine dal francese antico “drecière” che significa appunto strada diritta».
9) L. Santagati, Viabilità e topografia della Sicilia antica. Regione Siciliana AA.BB.CC. «Le regie trazzere più importanti a volte dette anche montagna marine se univano centri marinari con località interne che collegavano i centri maggiori nell’isola, ad esempio l’asse Catania-Palermo passante per Enna, Villarosa e Vicari, oppure l’asse Palermo-Caltanissetta-Piazza Armerina-Mineo-Siracusa-Noto, erano dotate ad intervalli abbastanza regolari ed in prossimità dei centri abitati di fondachi o fondaci dall’arabo “fundaq”, grosse costruzioni adibite a ricoveri e vettovagliamento prevalentemente di bestie e soprattutto mercanzia…» pag. 4 Cap. I.
10) L. Santagati.  Mineo si colloca nei tracciati delle vie principali di comunicazione terrestri della Sicilia dell’inizio del XVIII secolo riportata nell’opera di Agatino Daidone Architetto del Regno nella città di Palermo. Nei decenni successivi si ricordano il geografo francese Guillaume Delisle  e l’opera di Samuel Schmettau  a cura di Liliane Dufour. Nel primo decennio dopo il 1770 una nuova versione delle carta fu riprodotta in bianco e nero sulla matrice dello Schmettau con didascalie in francese, dalla grafica abbastanza accurata correggendo le precedenti imperfezioni.
«Infine nel 1779 fu pubblicata da Gian Giuseppe Orcel una versione riveduta delle carte in bianco e nero in scala 1:265.000, dal disegno abbastanza accurato e dall’inclinazione rispetto il Nord anch’essa corretta». pag. 29.
«Poi altri lavori copiati pari a quello di Delisle ovvero la carta di Matthias Seutter (1745), di Tobias Conrad Lotte (data non precisabile), dell’editore Santino (1779) e del pittore Jean Houël (1782) famoso per il suo viaggio in Sicilia e gli splendidi acquerelli delle antichità Siciliane. pag. 36.

Bibliografia.
La Sicilia di Jean Houël, 1989; S. Russo, Il viaggiatore curioso, 1993; Priolo Gargallo “Da borgo feudale a industriale” di Giuseppe Mignosa; Università “Federico II” Napoli; Vedutismo e Grand Tour di Spirito Fabrizia Lucilla; Viaggiatori stranieri a Piazza Armerina e nella Sicilia interna di Ignazio Nigrelli; Jean Houël Voyage a Siracusa di Francesca Grimperi Pantano; Dizionario Topografico della Sicilia V. Amico Vol. II 1859; I Beni dei Gesuiti in Sicilia F. Renda; A. Messina La via dei monti appunti 2011.

Annunci

One thought on “Un viaggio nel territorio di Mineo: Caratabia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...