Dalle memorie di F. Receputo – Mineo sessanta anni fa

di Leone Venticinque, per la Società di Studi Menenini

Tra i documenti depositati nel Fondo Receputo presso la Biblioteca Comunale di Mineo e che sono ora inseriti nella bibliografia in rete della Società di Studi Menenini in uno spazio a lui dedicato, si trova un breve scritto, dal titolo Come eravamo nel 1948. Diffuso dall’Autore in forma dattiloscritta tra amici e conoscenti nel marzo 2010, il testo idealmente va a integrare – sebbene per una piccola parte – l’opera di riferimento per la storia di Mineo (Giuseppe Gambuzza, Mineo nella storia, nell’arte e negli uomini illustri, 1994) laddove le pagine riguardanti la seconda metà del Novecento mancano proprio dei riferimenti agli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, un momento storico che a livello nazionale è stato determinante, soprattutto sul piano politico per la instaurazione della Prima Repubblica e che a Mineo è trascorso similmente al resto d’Italia ma anche con peculiarità che sarebbe sbagliato trascurare.
Receputo, dal canto suo, qui come in altre sue testimonianze e memorie, mette insieme cronaca e autobiografia, fornisce osservazioni più o meno estemporanee o dettagliate. Spetta al lettore – come allo studioso – selezionare, ricomporre e integrare il tutto con altri materiali e documenti che man mano si renderanno accessibili in futuro. Già così, del resto, se ne ricava un quadro d’insieme che in misura consistente appare vicino a descrizioni più antiche, somigliante per certi aspetti del contesto socioeconomico ai racconti di Capuana, riferiti alla seconda metà dell’800, fino all’inizio del Novecento con Gli americani di Rabbato; e anche alle colorite scenette paesane di Giuseppe Blandini, ne I racconti di Erice ambientati a Mineo nel Primo Dopoguerra.
Nell’entroterra siciliano, insomma, si vede come la modernità fino agli inizi degli anni ‘50 era ancora un’idea lontana. Arriverà in seguito e gradualmente, facendo a gara con lo spopolamento migratorio di massa, fino a comporre l’immagine del paese nel presente di oggi, con qualche servizio in più ma con meno della metà degli abitanti che aveva un tempo. Gli strati e le sovrapposizioni urbane più recenti lasciano comunque intravedere – soprattutto in alcune sue parti – la antica realtà materiale della vita del popolo nel borgo, per come era trascorsa nei secoli e che si ritrova vista di persona e raccontata nelle pagine di Receputo che in questa sede vengono riproposte.

***

La scelta dei cattolici del 18 aprile [1948] fu dettata da un altissimo senso dello Stato, che oggi, da alcuni settori politici, si vuole misconoscere, dimenticare e negare.
Anche le organizzazioni della Sinistra, come blocco del popolo, erano molto organizzate. Fu l’anno della rottura dell’unità sindacale e la nascita del Sindacato libero (Cisl) con un congresso straordinario delle Acli, per l’accentuata politicizzazione della Cgil.
Nella campagna elettorale del 18 aprile, la domenica del 21 marzo […] si dovette registrare un fatto increscioso che turbò l’opinione pubblica, forse per colpa dell’autorità preposta all’ordine pubblico, che autorizzava in Piazza Buglio un comizio alla sinistra, nell’ora che era già previsto un corteo con l’arrivo dell’Onorevole Calcagno da prelevare in Viale Salvatore Greco per Via Trinacia fino alla sede della DC in Via Umberto. All’arrivo del corteo della DC in Via Trinacia, quel comizio cessò, ma si riversò un mare di persone verso Via Trinacia quasi per ingaggiare uno scontro. Ciò fu evitato dai Carabinieri che intervennero subito con lanci di lacrimogeni disperdendo la folla. Tutto terminò con qualche vetrina rotta nei negozi di Via Trinacia.
Sindaco della città era il Cav. Emanuele Curti. Il Consiglio comunale, eletto nelle prime elezioni (1946) era così composto: sedici Consiglieri della Lista della coalizione di DC, Democrazia del lavoro, Uomo qualunque, Combattenti e Azione Cattolica, quattro Consiglieri di minoranza della lista Pci/Psi. […]
Nel 1948 il bilancio del Comune era: entrate pari a 20.462.130 [lire, N.d.R.] e uscite pari a 21.620.064 (deficit 1.157.934).
Eravamo 10.000 abitanti. […] Non era ancora iniziata l’emigrazione. L’economia era basata all’80% sull’agricoltura, era diffuso l’allevamento di pollame in molte famiglie in paese e in campagna. Il riscaldamento delle abitazioni, nella maggioranza delle case era costituito dal braciere, dallo scaldino e pochissime stufe elettriche.
C’erano solo tre macellerie ed a stento tutti insieme vendevano un vitello alla settimana. In molte famiglie era in uso l’allevamento del maiale da macellare in proprio a carnevale. Esistevano invece molti fornai col forno a legna per la cottura del pane che per il 70% veniva prodotto in casa.
Esistevano due mulini per la macinatura del grano, trenta frantoi ed un forte commercio di olio e olive. Forte era anche la produzione di mandorle che venivano raccolte e lavorate nei mesi di agosto, settembre e ottobre.
Muli, asini, cavalli e carretti erano numerosi e la tassa del bestiame del Comune era una delle voci di entrata più alta. Esistevano due fiere a sfondo agricolo e artigianale che si svolgevano a maggio in zona “Acqua Nuova” detta fiera di S. Agrippina e a settembre in zona S. Ippolito (allora le case popolari non erano state ancora costruite) detta fiera di S. Giuseppe. Esistevano venti botteghe artigiane dei “quartarari”, che lavorando l’argilla, costruivano brocche, pentole e altri recipienti in terracotta che andavano a vendere anche nei paesi vicini. Molte erano anche le botteghe dei sarti, barbieri, calzolai, falegnami, fabbri e di piccoli esercizi commerciali. Poco sviluppato era il settore edilizio. I barbieri e i fabbri nella maggior parte dei casi erano pagati in natura.
Il barbiere svolgeva pure, su indicazione del medico, la cura del salasso sotto un piuttosto esiguo pagamento. […] Nelle feste religiose del ‘48 Mineo trova il fuochista locale, Corrado D’Amplo, che allieta i cittadini con stupendi spettacoli pirotecnici. […] Le automobili private erano in tutto una decina, quelle del servizio pubblico solo due. Vi era una corsa al giorno dell’autobus pubblico per Catania, due volte la settimana per Borgo Lupo e una per la stazione. Non esisteva alcun servizio di linea di collegamento con Caltagirone, ma esistevano dei privati con carrozze trainate da cavalli che prestavano servizio su richiesta. Esisteva il “banditore” Rosario Carbone che dai gradini del Palazzo comunale e da alcuni punti chiave del paese, con quella voce ardita e rombante dava gli annunci, ricevendo un compenso.
[…] Esistevano anche delle piccole bande musicali che suonavano in cambio di un modesto compenso. Esisteva l’ospedale di S. Lorenzo (fondato nel 1922), ma non esisteva l’assistenza medico-farmaceutica, veniva pagata la visita medica; i medicinali, il ricovero ospedaliero erano gratuiti per coloro che risultavano inseriti nell’elenco dei poveri. Una sola era la banca e tre le farmacie.
Si contavano circa una quarantina di apparecchi radio. Esisteva l’Ufficio Registro, la Pretura, le Carceri giudiziarie (Porta Adinolfo) e la Caserma dei Carabinieri era sita in Via Umberto.
Esisteva un solo plesso delle scuole elementari ovvero quello di Via Umberto – Paolo Maura. Non esisteva la scuola media. La fornitura di energia elettrica copriva solo l’80% delle abitazioni, nel restante 20% ci si serviva ancora del lume a petrolio.
L’acqua potabile mancava ancora nel 40% delle famiglie, ed erano in funzione le fontanelle pubbliche. Anche la rete fognaria non era presente in tutto il paese.
Poche le vie lastricate: Via Umberto, Via Trinacia, Via Erice, Via Carlo Alberto, Via Ducezio e Via Ponte Tamburino. Non era asfaltata la strada esterna Prov. 321 dal bivio Fondacaccio alla Stazione Ferroviaria e neppure la strada di collegamento al cimitero. Il Viale delle Rimembranze aveva una carreggiata molto più stretta di quella attuale, un parapetto di pietra malandato ed era privo di marciapiede. […] Non esistevano ancora i muraglioni sottostanti l’ospedale, quelli di Via Rota, Via Marino e Via Guzzanti. Non esisteva nemmeno la panoramica Via Sottotenente Cappellano Ialuna.
Non esisteva l’attuale Aula Consiliare […]. Non esistevano i locali attualmente occupati dall’Ufficio di collocamento, e dall’Ufficio Sanitario.
Dulcis in fundo, nel 1948 esistevano due corpi bandistici, nati dall’antagonismo di musicisti ed amanti della musica.

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