Mineo negli anni Sessanta raccontata dal Cav. Francesco Receputo (2)

Un incontro pubblico a lui dedicato nella biblioteca comunale il 20 giugno p.v.

Mineo negli anni Sessanta raccontata dal Cav. Francesco Receputo (2)

La storia dei sindaci di Mineo è molto ricca di particolari figure, aneddoti e perfino colpi di scena che restituiscono al nostro presente una immagine tutt’altro che monotona dei decenni trascorsi, come avrebbe potuto far immaginare la presenza di un unico partito con forza politica preponderante: la Democrazia Cristiana. In realtà questo monopolio nella politica, frutto più di condizioni determinate dagli assetti internazionali che da tendenze autoctone, ha rivelato la sua natura effimera e superficiale. Le competizioni e le divisioni normalmente presenti in una pluralità di soggetti distinti erano invece nascoste al suo interno, ma non per questo meno aspre e conflittuali fino alle estreme conseguenze dell’ingovernabilità per il mancato raggiungimento di accordi soddisfacenti tra le varie parti. Accadeva così che, il 18 giugno 1955, il sindaco nominato dal Consiglio Comunale Cav. Giuseppe Tamburino comunicava di volersi dimettere dalla carica a causa della propria età avanzata. Al suo posto, su indicazione dell’avv. Ballarò, veniva eletto il sig. Francesco Blangiforti. Costui, secondo quanto racconta nelle sue memorie il Cav. Receputo, aveva appena la terza elementare, era privo di cultura e della necessaria preparazione politica per il ruolo di sindaco, al quale era stato assegnato in conseguenza di logiche e di equilibri non meglio intellegibili. Il risultato fu un periodo di vita amministrativa statica e controproducente.
La grande quantità di interventi e lavori di miglioramento al paese di Mineo che si realizzano all’inizio degli anni ’60 è forse anche il frutto dell’immobilismo precedente e Receputo annota con precisione le date: il 10 febbraio 1960 iniziano i lavori per il muro di cinta di Via Marino e Via Sopra Marino, il 5 maggio vengono inaugurati i nuovi bagni pubblici di Viale della Rimembranza, il 18 giugno sono ultimati i lavori di pavimentazione del Largo San Pietro, il 24 giugno è completata a Borgo Lupo la costruzione dell’edificio scolastico, il 24 settembre si inaugra la cappella di San Giuseppe in Contrada Nunziata. Al 1 febbraio 1961 hanno inizio i lavori di pavimentazione delle vie Orologio del Sole e Paolo Maura, con fondi del Ministero del Lavoro. Il 1 marzo viene riaperta la chiesa di S. Pietro con la nuova pavimentazione e la ridipintura muraria interna.
Dopo la breve ma significativa sindacatura Di Maura, il 30 luglio 1962 viene eletta una giunta di coalizione tra Dc e Psi. Sindaco è il Prof. Giuseppe Mazzone, vice sindaco l’insegnante Santo Ialuna, assessori sono Corrado Loreni, Salvatore Mangiarratti, Agrippino Amato, Pino Marino e il comunista Francesco Bellino (classe 1927).
Oltre ai progetti di opere pubbliche già proposti dalla precedente amministrazione, se ne aggiungono altri come quello riguardante il prolungamento del Viale della Rimembranza. Da parte delle Acli l’8 ottobre venne chiesto all’assessore provinciale Nino Lombardo in visita a Mineo che su quella strada venisse realizzata una «decorosa passeggiata, con ampio marciapiede, per valorizzare un luogo dall’incantevole panorama». Nel mese di dicembre, mentre si elabora il progetto, vengono stanziati i fondi dalla Provincia per procedere alla realizzazione.
In occasione di un altro incontro a Mineo presso le Acli con l’assessore regionale all’edilizia popolare On. Pippo Russo, quest’ultimo mostrava di accogliere le proposte che gli erano state presentate e annunciava la prossima emanazione di un decreto di spesa per la realizzazione di sessanta alloggi di edilizia popolare e anche per la sistemazione delle strade del rione S. Ippolito. Nella stessa occasione, l’On. Russo comunicava inoltre che era in corso di progettazione un nuovo borgo al bivio Fondacaccio, che sarebbe stato fornito di tutte le opere urbanistiche e anche di una chiesa. Di fatto il “Borgo al bivio” non venne mai realizzato, Receputo accusa in particolare una persona di aver fatto fallire il progetto. Sarebbe stata volontà ostativa di Pino Platania, insegnante, membro della Democrazia Cristiana e nominato commissario della sezione di Mineo il 5 aprile 1963, in seguito sindaco del paese. Scrive Receputo: «Questa data rappresenta per la storia del paese l’inizio di un triste periodo, fino al 1970: il potere politico divenne regime, e chi non condivise le sue idee e le sue azioni venne considerato nemico. […] Poiché Lui [sic. N.d.R.] possedeva un terreno in quella zona che sarebbe rientrato tra quelli da espropriare, ed essendo divenuto il Capo del partito, iniziò a giostrare tecnici ed amministratori affinché il progetto fosse accantonato. Dato il suo carattere autoritario ogni pratica si fermò. Ai suoi amici e galoppini fece intendere di non avere interesse per quel terreno, ma che essendo divenuto referente politico ed amico personale di Modesto Sardo, con quel progetto si sarebbe potuta rischiare la non elezione di Sardo a deputato e quindi la sua sconfitta personale.» I ritardi produssero gli effetti più negativi: «Poiché il Comune di Mineo non aveva provveduto agli adempimenti necessari entro i termini, le somme stanziate per la realizzazione del Borgo al bivio furono stornate a favore di altri comuni. L’invidia politica del “despota” Pino Platania consumò un delitto sociale col fallimento del progetto “Borgo al bivio” che sarebbe rimasto soltanto un triste indimenticabile ricordo per la comunità di Mineo.»
Due anni dopo, il 22 novembre 1964, si tengono nuove elezioni comunali. La lista Dc ha Platania come capolista ma «per volere della segreteria provinciale» tra i candidati è presente anche il suo avversario Receputo, che risulterà primo dei non eletti. Nuovi giochi di potere portano a risultati che soddisfano solo gli interessi di pochi: «In seno al nuovo consiglio comunale, nessuno dei componenti era dell’idea di eleggere a sindaco Platania, l’orientamento era quello di scegliere un altro candidato. Platania essendo il segretario della sezione Dc, da vero despota, non volle cedere ed iniziò un’azione di “corruzione” nell’ambito della lista Di Maura [la lista civica “Ducezio”, N.d.R.].» Seguono alcuni mesi di forte instabilità politica con una seconda sindacatura Di Maura: la Giunta, in cui è presente anche il Msi, è composta da Mario Manfredi, Giuseppe Salerno, Mario Sudano e Nino Messina.
Receputo non manca di accennare al cinquantenario della morte di Capuana, nel 1965: già dal 30 novembre dell’anno prima «Nella ricorrenza del 50° anniversario della morte dello scrittore Luigi Capuana, per iniziativa del direttore Corrado Di Blasi [dirigente scolastico della scuola elementare di Mineo, N.d.R.], vengono organizzate una serie di manifestazioni culturali per tutta la zona del calatino.» Nello stesso anno viene istituito il primo asilo, la “Scuola materna don Luigi Ricceri” diretta da don Rosario Pepe con le insegnanti Salvina Mirata, Filippa Barone e Cristina Amato, la collaboratrice e cuoca Agrippina Gulizia vedova La Torres, “Donna Pippinedda”.
Il 23 dicembre il consiglio comunale si riunisce per discutere sulla mozione di sfiducia al Sindaco e alla Giunta. Di Maura presenta le proprie dimissioni, che vengono approvate all’unanimità. Bisognerà attendere al 9 marzo del 1966 perchè il consiglio comunale arrivi a eleggere il nuovo sindaco, Pino Platania, e la sua giunta formata da Santo Ialuna, Giuseppe Lauria, Corrado Loreni, Enzo Zimbone, ai quali si aggiungono Carmelo Buccheri e Nino Messina già appartenenti alla lista civica “Ducezio” e che Receputo afferma senza mezzi termini essere stati “corrotti” da Platania.
Nei ricordi di Receputo per l’anno 1966 trovano spazio alcuni eventi come la morte a 92 anni del Sen. Antonio Albertini il 7 gennaio, già sottosegretario alla Giustizia durante il Ventennio; il crollo del muro di cinta della parte nord-ovest del cimitero il 12 febbraio, con ostruzione della Via Musculara, fortunatamente senza vittime né feriti. Il giorno dopo viene chiusa al traffico la strada provinciale n. 31 nel tratto sotto al castello, per rischi di crollo. La strada era stata indebolita da lavori di sbancamento effettuati nella zona sottostante, dove esisteva il vecchio campo sportivo, senza la necessaria autorizzazione del Genio Civile. Dal 22 marzo al 1 aprile visita il suo paese natale il rettore dei Salesiani don Luigi Ricceri. Un episodio del 18 settembre, testimone delle conflittualità interne alla Democrazia cristiana di Mineo, viene così raccontato da Receputo: «Mentre si svolgeva l’assemblea delle Acli, presso la Casa delle Fanciulle, presieduta dal presidente provinciale dr. Ernesto Russo, sono intervenuti i signori Platania e Lauria, peraltro non invitati. Il presidente Russo, interrompendo i lavori, invitava con cortesia gli “intrusi” a lasciare la sala, cosa che fecero, tra le grida di protesta, inveendo contro il Presidente ed avvertendo che della questione avrebbero informato la segreteria provinciale del partito. Il dr. Russo per nulla intimorito, e con un sorriso sarcastico, rispondeva loro che le eventuali denunce al partito non avrebbero avuto alcun seguito, in quanto non era dipendente del partito.»
Della scuola media istituita pochi anni prima si è già detto, ma vi furono difficoltà per trovare la sede adatta. Uno spazio provvisorio, insufficiente e del tutto inadeguato, adibito a scuola è l’ex Carcere Giudiziario, che oltre a essere «antigienico e antisociale» richiede i doppi turni per lo svolgimento delle lezioni, una condizione «causa del basso profitto tra gli studenti» e che viene denunciata in una lettera di protesta inviata al sindaco il 24 novembre dal gruppo di “Gioventù Aclista”. (continua…)

Leone Venticinque, per la Società di Studi Menenini

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