Lo scultore Turillo Sindoni e il destino di una “generosa offerta”

Dall’Archivio Storico del Comune di Mineo, la vicenda del monumento a Capuana (2)

Lo scultore Turillo Sindoni e il destino di una “generosa offerta”

xxDal momento che a Mineo si decise di onorare Luigi Capuana con una grande opera monumentale, iniziò la ricerca tra gli artisti dell’epoca per trovare chi avrebbe ideato il progetto migliore, per poi realizzarlo effettivamente. Passarono alcuni anni prima di arrivare alla scelta che oggi si può osservare nella piazza principale del paese, con molte difficoltà e controversie che hanno lasciato ampie tracce nei documenti conservati presso l’Archivio Storico del Comune di Mineo.
Lo scultore Turillo Sindoni il 12 giugno 1925 scrive a Corrado Guzzanti, il quale era componente del Comitato per le Onoranze a Capuana. Sindoni riferisce di aver conosciuto Capuana a Roma nel 1886 «per mezzo del Cardinale Rampulla e di Mons. Carini, Prefetto della Biblioteca Vaticana» [1]. Dal Capuana egli sarebbe stato anche aiutato nell’attività professionale, se è vero ciò che scrive, che «fra i tanti lavori che Luigi Capuana mi ha fatto eseguire, ricordo quello di Tancredi Canonico per il Senato».
In nome dell’amicizia che lo ha legato all’Illustre, si dice disponibile a realizzare il monumento anche gratuitamente, «sicuro di fare opera originale e geniale». D’altra parte, Sindoni esprime al Guzzanti il forte timore di incontrare «un’infinità di spine» e di perdere perciò del tempo tra gli ostacoli. «Tanto il La Spina, come il famoso Condorelli, sarebbero per me feroci! E il Paese, cioè la cittadina di Mineo, finirebbe per dare loro ragione».
Ricorda anche un precedente spiacevole: «Così mi è accaduto col Monumento dei studenti catanesi caduti in guerra, che dopo io avere regalato una mia premiata opera d’arte, quel Comitato e quell’Università ascoltarono e temettero le proteste e le minacce di un falso scultore di Catania, un vero e grande profanatore della gloriosa arte siciliana!!».
Perciò Sindoni comunica sinceramente al Guzzanti il proprio punto di vista su come dovrebbero andare le cose: «Sicchè mi pare inutile venire io a Mineo, o inviare un mio bozzetto. […] Ora se contesto Spett. Comitato e cotesta gentile e graziosa cittadina si sentono la forza di accettare il mio disinteressato dono, cioè un vero e maestoso Monumento all’insigne Capuana, io mi metto anima, corpo e intelletto a favorire e a realizzare la nobile iniziativa di un meritato ricordo all’Estinto».
Il rapporto epistolare tra Guzzanti e Sindoni continuerà per diverso tempo. Guzzanti scrive alcuni articoli sulla stampa dell’Isola a sostegno della figura e dell’opera dello scultore, che puntualmente lo ringrazia. Nel contempo si vanno facendo avanti altri nomi di artisti che potrebbero competere per il monumento a Capuana e, nei loro confronti, Sindoni non usa giri di parole: «Ella mi accenna ad Arturo Dazzi e Nicolini: stiano bene in guardia che questi due artisti, specie il Dazzi, hanno rovinata la bella arte italiana, deturpandola con il loro pazzesco futurismo. Il Monumento ad Errico Toti al Pincio ne da una prova eloquente!! Povero Luigi Capuana se dovesse essere plasmato da questi due assassini – proprio assassini – dell’arte; sarebbe un Monumento ortopedico e zootecnico!!!» [2]. Con una certa tendenza all’autocelebrazione, Sindoni presenta così il confronto tra sé e gli altri artisti: «La mia arte è ricercata in tutto il mondo – modestia a parte – perché è uno stile purissimo: italo-greco-ogivale-rinascimentale, accoppiando nelle decorazioni lo stile Liberty-Floreale e il Moresco Normanno. Invece i futuristi – distruttisti dell’arte – adoperano lo stile cazzabubbolo! Sicché, egregio amico, e maestro insigne, stia in guardia bene da questi futuristi e di evitare il concorso, il quale porterebbe alla rovina il Monumento e sarebbe un vero e grande disastro, e una monumentale iattura per Mineo». Torna poi a ripetere la propria offerta di realizzare il monumento senza chiedere denaro: «Io sono prontissimo a creare e modellare un grande bozzetto, a grande stile, dopo che ho avuto una lettera d’impegno. […] Sicché l’unica soluzione è questa che le scrivo, che è la più reale e fattiva!!! Altrimenti Mineo non concluderà mai nulla, e se arriverà a concludere con qualche altro artista l’esito sarà sempre non felice e dannoso per tutti».
Nel frattempo, è in corso una intricata controversia che vede Sindoni contestato in Tribunale per il caso di un altro monumento in Sicilia, nel suo paese natìo Barcellona in provincia di Messina. A darne notizia a Mineo è un discendente del Capuana, Gaetano detto “Tatà”, che era figlio di un fratello dello Scrittore. Egli ha notato sulla “Sicilia Nuova” dei primi di marzo 1926 un articolo riguardante la sentenza del Tribunale di Messina, «con la quale lo scultore Turillo Sindoni, che aveva già preso impegno contrattuale per l’esecuzione del monumento ai nostri trecento gloriosi caduti, viene condannato alla restituzione delle lire 7.500 da lui ricevute come anticipo, alla restituzione dei quattro quintali di bronzo, assegnati dal Ministero della Guerra al Comitato, alle spese processuali ed agli interessi legali sulle somme ricevute» [3]. È una disavventura che lo stesso Sindoni ricorderà più avanti e che certo non giova ai rapporti professionali, come rileva anche Gaetano Capuana: «Perciò, caro Peppino, ha ragione il Signor di volersi imporre con tutti i mezzi pel monumento dello zio. Ché poi o per un capo o per l’altro non se ne fa niente».
Sindoni per sostenere la propria offerta di realizzare il monumento a Capuana si rivolge anche direttamente al sindaco, il Podestà Croce Albertini. Non ha apprezzato la sua scelta di valutare tutte insieme le proposte dei vari artisti interessati dall’iniziativa: «Ora mi permetto farle osservare che difficilmente questi artisti potranno eseguire il lavoro disinteressatamente e offrire del bronzo gratuito per il Monumento, per come ho promesso io. Per cui sarebbe inutile che la mia offerta venisse discussa, tanto più che meglio di me nessun artista potrebbe concepire e plasmare il lavoro» [4]. Egli, che afferma di aver conosciuto Capuana molto bene fin dal 1885 e di averne ricevuto aiuto in campo professionale, non può accettare simili condizioni: «Stando così le cose sarò costretto, per la mia dignità d’artista, a ritirare la mia offerta qualora cotesto Comitato intendesse sul serio discuterla in confronto di quelle non certo disinteressate d’altri artisti. Mi permetto anche aggiungere che un lavoro del genere all’estero, ove mi si apprezza anche al di là dei miei meriti, mi viene pagato centinaia di migliaia di lire, ed è quindi per me inconsueta ed offensiva la pretesa di discutere la mia spontanea e disinteressata offerta da me fatta unicamente in segno di riconoscenza, amicizia e ammirazione, pel sommo Maestro». Una simile prospettiva preoccupa seriamente lo scultore, che si rivolge a Guzzanti in termini ancora più espliciti: «L’offesa è grande per me che ho offerto l’opera mia artistica gratuita. La mia domanda si poteva discutere benissimo qualora io volessi essere pagato come gli altri artisti. Se cotesto Sindaco non risponde alla mia lettera, e si ostina a discutere assieme agli altri artisti – chi sa che razza d’artisti – io sono costretto a ritirare la mia offerta. Ed allora accadrà che il Monumento al povero amico illustre Capuana andrà, senza dubbio, a malora!!! Ed allora ancora cotesto Comitato se ne pentirà molto, e amaramente, di essersi lasciato sfuggire la fortuna di un grande e artistico Monumento regalato. Ora spetta a Lei e a cotesto Sindaco di evitare cotesta immancabile iattura nell’affidare il Monumento a qualche artista interessato e romanamente futurista etc. etc. Evitare anche il concorso che sarebbe disastroso!!!!» [5]
Con il passare dei mesi la vicenda non pare volgere a favore di Sindoni. Anche la stampa – il “Corriere di Sicilia” – ha riportato alcune polemiche e lo scultore si duole con Guzzanti di aver ricevuto «ingiustissimi e immeritati attacchi», mentre «il mondo mi ammira e non chiede che miei lavori d’arte e pagati lautamente» [6]. Anche la disavventura giudiziaria di Barcellona è ancora aperta e Sindoni nei confronti dei propri avversari usa parole inequivocabili: «Nella nostra gloriosa Sicilia mi si sfrutta fino all’architrave del cervello – come fece quel Comitato di briganti di macchia di Barcellona – e mi si tratta come se io fossi un abbozzatore o un semplice formatore – trattamento anche incivile e imperdonabile di fronte alla mia spontanea e generosa offerta di un grande e ricco e artistico Monumento del valore non mai inferiore a L. 380.000. […] Ritornando al brigantesco Comitato di Barcellona, il quale ha avuto da me quella lezione che si meritava, per il grande ricatto e per il grande sfruttamento, la Corte di Appello di Messina darà in giorni la sentenza trionfatrice per me».
Vista la piega che hanno preso gli eventi, sembra ormai quasi impossibile che l’incarico del monumento a Capuana venga assegnato a Sindoni. Egli se ne rammarica molto con Guzzanti: «Benché Potenza, Foggia, Cosenza, Salerno, Taranto, Catanzaro, Napoli ecc. abbiano dei grandi artisti, mentre Catania, che ha due poverissimi artisti – cosiddetti artisti!! – il Torre e il Condorelli, mi usa un trattamento addirittura… imperdonabile! E dopo questo trattamento, e dopo questa guerra schifosa e dopo questa grande irriconoscenza verso di me, che faccio onore alla gloriosa nostra Sicilia, io non posso più accettare il Monumento al grande Unico e Maestro Capuana, anche se me lo pagassero qualsiasi somma sarei sicurissimo di avere altri grandi dispiaceri, anzi continui dispiaceri fino a dopo la inaugurazione del detto Monumento, anche se facessi un capolavoro, e senza nessuna pretesa mia. […] non posso avvelenarmi per cotesti ignoranti e farabutti e selvaggi. Dico selvaggi perché dopo che io offro un Monumento di circa mezzo milione di lire gratuitamente mi si fa una guerra ingiusta ed immeritata, tale gente può chiamarsi proprio selvaggia!!!!» [7]. Del panorama artistico nazionale Sindoni non mostra di avere grande considerazione, ne vede molti pericoli per la buona riuscita del monumento a Capuana: «Diano pure il Monumento a chi pare loro piace, però assolutamente non lo diano ai poveri stuccatori Torre e Condorelli perché farebbero due lavori da far piangere le ranocchie e le zebre!! Non lo diano nemmeno al Nicolini perché futurista sfegatato. Vi sarebbe La Spina, ma egli è troppo vecchio. Nemmeno al Ximenes, perché chiede lire mezzomilione senza mai eseguire il Monumento, come fece col Monumento di Marsala. Occorrendo, glielo scelgo io un vero e grande artista ed onesto!!! Ciò lo faccio unicamente ed esclusivamente per amore ed affetto al Sommo Capuana e per Lei che è stato l’anima di questo Monumento. È per questa sola ed esclusiva ragione che io avevo offerta gratis un’opera mia d’arte, e tutto sarebbe trionfato senza dubbi e senza spese e senza grattacapi e senza ricatti!!! E Mineo avrebbe avuto un grande e sontuoso Monumento, come l’avrebbe avuto anche Barcellona se quei quattro ricattatori e grandi sfruttatori, nonché briganti della macchia di quel famigerato Comitato – il quale sta per ricevere da me quella lezione d’onestà, probità e di civiltà – non mi avrebbe trattato di malo modo preadamitico o preistorico!!».
Guzzanti proverà un’ultima volta a spendersi in favore di Sindoni, chiedendo un bozzetto del monumento che l’artista aveva immaginato. Sindoni risponde «sono dispiaciutissimo di non poterla favorire perché il bozzetto eseguito su posa del compianto Estinto è di plastellina [sic] e non si possono eseguire delle copie e nemmeno si può spedire per la fragilità del materiale. Si dovrebbe modellare in gesso per poi eseguire il lavoro in marmo o in bronzo. Ma ciò importa gran tempo che per il momento io sono occupatissimo. Spero di accontentarla in seguito» [8].
E invece, per Sindoni a Mineo non vi sarà nessun seguito. Come vedremo, la storia del monumento a Capuana prenderà altre vie che pure si dimostreranno lunghe e piene di imprevisti.

Leone Venticinque, per la Società di Studi Menenini

Note:
1 Cfr. Lettera di Sindoni a Guzzanti, 1925.06.12, in: ASCM, voll. provvisori n. 2469-2470 (Lavori Pubblici). La lettera è manoscritta su carta intestata “Presidenza del Consiglio dei Ministri – il capo dell’ufficio stampa”.
2 Cfr. Lettera di Sindoni a Guzzanti, 1926.02.13, in: ASCM, cit. La lettera è manoscritta su carta intestata “Presidenza del Consiglio dei Ministri” e Sindoni non trascura di sottolineare tale dettaglio: «le scrivo da questo ministero interno ove sto per eseguire un grande lavoro d’arte».
3 Cfr. Lettera di Gaetano Capuana a “Peppino” (forse Giuseppe Blandini), 1926.03.05, in: ASCM, cit.
4 Lettera di Sindoni a Guzzanti, 1926.03.15, in: ASCM, cit. La lettera è manoscritta su carta intestata “Ministero dell’Interno”.
5 ibid.
6 Lettera di Sindoni a Guzzanti, 1926.11.04, in: ASCM, cit. La lettera è manoscritta su un biglietto con timbro della Camera dei Deputati.
7 Lettera di Sindoni a Guzzanti, 1926.11.13, in: ASCM, cit.
8 Lettera di Sindoni a Guzzanti, 1926.12.04, in: ASCM, cit.

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