Luigi Blanco, “Il cielo di Marzallo. Lettere inedite di Luigi Capuana”

Luigi Blanco, Il cielo di Marzallo. Lettere inedite di Luigi Capuana, Comune di Ispica, 2010.

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Luigi Capuana, nato a Mineo il 28 maggio 1839 e morto a Catania il 29 novembre 1915, è fra gli scrittori più importanti del Verismo. Ci occupiamo di questo autore a proposito di un interessante libro di Luigi Blanco edito dal Comune di Ispica nel 2010, dal titolo “Il cielo di Marzallo. Lettere inedite di Luigi Capuana”.

Il volume ci offre lo spunto per entrare nella dinamica di alcune lettere inedite di Capuana, venute alla luce grazie al lavoro certosino dell’autore, il prof. Luigi Blanco, studioso ispicese di storia patria, e che ci offrono l’opportunità di evidenziare la consistenza del rapporto tra Capuana e Spaccaforno, rapporto che poggia su un fondamento nel quale si intrecciano e si incontrano motivazioni politico-economiche, motivazioni affettive e motivazioni letterarie, e da cui anzitutto emerge che Spaccaforno è per Capuana una “cittaduzza ospitale”.
Luigi Blanco, uomo di lettere raffinato e acuto, studioso di storia patria, ha avuto il merito di aver dato una strutturazione organica ad un “corpus epistolare” di 77 lettere scritte da Capuana nel periodo 1872-1883, che è venuto alla luce grazie al preside Antonino Gennaro, nato nel 1917, quintogenito della famiglia Gennaro, il quale dopo aver custodito nella casa dell’archivio familiare le lettere spedite da Capuana al nonno Saverio e allo zio Antonino, ha deciso di cederle alla sua città natale perché – come dice lo stesso Blanco non fossero “preda del tempo divoratore di tutte le cose”.
Nella prospettiva degli studiosi di Capuana, Ispica è stata messa in risalto, sostanzialmente, nel romanzo Profumo, ove troviamo affacci che ne descrivono le bellezze naturali, il paesaggio, le chiese. Se la critica letteraria ha ampiamente dato risalto a grandi città come Milano, Roma, Firenze che hanno chiaramente segnato la storia umana e letteraria e l’attività scrittoria di Capuana, per quanto riguarda il rapporto di Capuana con la città di Spaccaforno è stata un po’ avara, non scavando appieno nell’universo umano dello scrittore di Mineo per fare emergere quello che invece ha fatto emergere, giustamente ed egregiamente, lo studio di Luigi Blanco.
Il corpus delle 77 lettere inedite di Capuana si dispiega sostanzialmente su tre versanti: 1)la relazione affettiva di Capuana con la Spaccaforno dell’ ‘800 e la famiglia Gennaro; 2)l’humanitas di Capuana, che si dibatte tra difficoltà economiche, successi letterari e spostamenti dalla Sicilia a Milano, a Roma; 3)la valenza e la “vis ispirativa” di Spaccaforno nella produzione letteraria di Capuana.

1.La relazione affettiva di Capuana con la Spaccaforno dell’ ‘800 e la famiglia Gennaro

Spaccaforno è per Capuana una “cittaduzza ospitale”.
Capuana è sindaco di Mineo per due trienni, dal 1870 al 73 e dal 1873 al 1876, e dovendo curare gli affari del suo Comune entra in contatto con vari personaggi del mondo economico e culturale di Siracusa, Noto, Modica e anche di Spaccaforno; intrattiene infatti relazioni con Mattia De Martino, un erudito e fine traduttore del danese; con Corrado Avolio, dialettologo e demopsicologo; con Serafino Amabile Guastella, studioso di canti e tradizioni popolari. A Spaccaforno conosce ed entra in rapporto con don Francesco La Ciura e il cavaliere Martino Modica. Ma l’amico più caro è don Saverio Gennaro, titolare di una grossa azienda commerciale.
E’ proprio grazie ai Gennaro che lo scrittore si innamora di Spaccaforno; è grazie al calore di questa famiglia, che lo ospita dal 21 al 24 settembre 1881 in una casa di Via Vittorio Veneto, n. 97, che Capuana avverte come Spaccoforno sia un esempio di accoglienza ospitale. Le sue visite a Ispica, dopo la conoscenza dei Gennaro, diventano periodiche.
Il 18 ottobre 1872, già sindaco di Mineo, Capuana si reca a Spaccaforno per sottoscrivere una convenzione privata con Saverio Gennaro, al quale affida, come gabelloto, l’ex feudo della Marza, diventato di proprietà del comune etneo dopo la spartizione del patrimonio Statella; si rifà successivamente vivo dopo circa un anno, il 5 agosto 1873, per informare Gennaro del fatto che il fitto da lui dovuto per la Marza, di lire 1659, era stato ceduto dal comune di Mineo alla famiglia Camporeale di Palermo. Certo, don Saverio Gennaro non aveva problemi di soldi; la sua vera paura era quella di perdere la gabellazione.
Capuana, però, pur di non farlo contrariare cercò di adoperarsi come meglio poté; in effetti avrebbe dovuto pubblicare nuovi avvisi, fare un nuovo atto, ma per l’amicizia che lo legava alla famiglia Gennaro non lo fece, forzò la mano, don Saverio vinse la gara e così il 23 aprile del 1874 ritorna a Spaccaforno per rinnovargli la convenzione.
Le lettere inedite, dentro questo primo versante, ci dicono che Capuana coniugava la sua attività letteraria con l’attività politico-ammnistrativa della sua città di Mineo; curava altresì gli interessi dell’ente comunale con una rigida politica finanziaria di risanamento intrattenendo rapporti di amicizia.

2.L’humanitas di Capuana le sue difficoltà economiche, i successi letterari e gli spostamenti dalla Sicilia a Milano e Roma

a. Il periodo milanese

Dalle lettere si apprende che il rapporto tra Capuana e Spaccaforno non si interrompe neanche quando lo scrittore, battuto alle elezioni comunali di Mineo, decide di andare a Milano, ove viene assunto al Corriere della sera cominciando così a pubblicare la prima raccolta di novelle. A Milano Capuana fa nuove conoscenze, frequenta ambienti letterari, comincia ad addentrarsi in un mondo culturalmente elevato. E di questo non manca di farne oggetto di comunicazione agli amici di Spaccaforno. E difatti il 25 dicembre 1876 , da Milano, Capuana invia un biglietto d’auguri a Saverio Gennaro, facendo però una cattiva figura: Saverio Gennaro era intanto morto.
Ignaro del fatto, gli scrive nuovamente il 27 dicembre 1876 facendogli anche delle confidenze della sua vita milanese, descritta come “un paradiso”. Il paradiso, il povero don Saverio, in realtà lo aveva già raggiunto. Intanto Capuana apprende della morte, e immediatamente scrive al figlio, don Nené, usando parole di grande stima per il compianto Saverio: “Io non dimenticherò mai le mille cortesie usatemi dal gentilissimo Sig. Saverio…né la mia gratitudine si è ora estinta, col mancare della persona che più specialmente n’era l’oggetto”.

b. La difficoltà economiche

Tra il 1877 e il 1878 Capuana comincia a respirare l’aria del successo grazie alla sua opera “Profili di donne”, quindi inizia a scrivere il romanzo “Giacinta” aderendo al naturalismo di Zolà.
Fa su e giù da Mineo a Milano, fino a quando, per le sue cagionevoli condizioni di salute, decide di ritornare a casa. E’ un ritorno adornato di successo, che non riesce tuttavia a venire in aiuto alle difficoltà economiche di Capuana, il quale – come si evince da alcune lettere inedite – bussa alle porte del caro amico Antonino Gennaro di Spaccaforno. Capuana, infatti, il 16 agosto 1878 gli scrive da Mineo una lettera e gli chiede tre favori: un prestito di 2000(pare?) lire con disponibilità a pagare gli interessi; l’aiuto per un maestro elementare di Mineo, che da mesi non percepiva lo stipendio; infine gli chiede pure di intervenire nella causa giudiziaria che alcune persone di Spaccaforno( I Portoghesi e i Moltisanti) avevano intentato al Comune di Mineo.
In relazione a queste vicende c’è un corpus epistolare tra Capuana e don Nené , dal quale emerge una sorta di mortificazione interiore dello scrittore che cerca di scusarsi come meglio può: “Vi domando scusa delle noie”, mentre dall’altra viene fuori la grande generosità di Nenè Gennaro, che quasi stravedeva per Capuana, e con pazienza e cuore non si tirava mai indietro per venirgli in aiuto.
Intanto nel 1879 Capuana ritorna a Milano per dedicarsi alla sua attività letteraria, ma ha sempre nel cuore Spaccaforno e l’amicizia di don Nenè Gennaro, della quale un po’ approfitta per risolvere le sue faccende. Nel maggio del 1879 gli scrive una lettera chiedendogli di intervenire per certificare al Comune di Mineo che i 4 puntoni utilizzati, 4 anni prima, per il censimento della Marza, erano stati pagati da lui in anticipo e che quindi si interessasse per fargli restituire la somma.
Di lì a poco, siamo nel giugno del 1879, Capuana pubblica il romanzo “Giacinta” e il 6 giugno 1879 con una cartolina informa don Nené di avergli spedito una copia ma di aver sbagliato l’indirizzo e che il pacco era finito a Mineo. Per farsi perdonare gli invierà poi un altro lavoro. Ma il problema di Capuana sembrava sempre ripetersi. Queste lettere ci dicono che il suo successo letterario non andava di pari passo con il corrispettivo economico, tant’è che il 19 settembre 1879 lo scrittore si ritrova senza soldi. E si rivolge ancora una volta a don Nené. Gli chiede infatti 600 lire per la stampa a sue spese di un “volume di studi letterari”. E chiede il prestito mostrando commiserazione per se stesso ed ironia: “Io abuso della sua gentilezza – confessa- Ma che vuole? Se non si abusa degli amici, di chi si potrebbe mai?
Capuna, nonostante le continue richieste di denaro, tuttavia mantiene gli impegni: il 9 gennaio 1880 invia a don Nenè Gennaro una cambiale di 650 lire(50 lire erano gli interessi) e nella lettera chiede all’amico se ha ricevuto il suo volume di studi letterari. In quella circostanza approfitta anche per tirare fuori il discorso sulla Marza e per sapere cosa hanno detto il sindaco di Mineo e l’ispettore forestale Griffo circa il censimento da effettuarsi sull’ex feudo.
Intanto tra un prestito e un altro, tra una cosa e l’altra, Capuana inizia a scrivere un nuovo romanzo, ma il suo problema è sempre lo stesso: tasche vuote. Nonostante lo scrittore avesse fatto il salto nel grande panorama letterario, era sempre squattrinato . E per l’ulteriore volta si rivolge a don Nenè, tant’ che il 16 febbraio 1881 gli scrive: “Ora che mi si presenta l’occasione di mettere nuovamente a prova la sua amicizia, le scrivo per posta. Potrebbe lei rinnovarmi uno dei soliti favori, senza suo interesse, per una piccola somma che debbo spendere senza fare sapere nulla in famiglia? Per questo le accludo una cambialetta di Lire 300 a tre mesi, che sarà pagata puntualmente come le sue precedenti furono già pagate”(p.64).
Grazie alla disponibilità di don Nenè, Spaccaforno ritorna nella mente di Capuana come “luogo di affetti”, e lo stesso scrittore ci teneva ad essere letto anche a Spaccaforno sia dai Gennaro che dagli amici La Ciura e Favi, che non aveva mai dimenticati(p.66).

c. Il periodo romano

Il legame affettivo tra Capuana e gli amici di Spaccaforno non si allenta neanche nel periodo romano dello scrittore, tant’è che il 13 maggio 1882, dalla sua abitazione di Via Condotti n. 5, si fa vivo con un biglietto, e nel febbraio del 1883 scrive nuovamente al suo amico don Nenè per fargli sapere di essere stato ammalato per 15 giorni e per raccomandargli la signorina Elvira Pavesi di Milano, giovane colta e gentile, esperta di italiano, musica e francese affinché venisse assunta dal signor Giunta di Rosolini, che cercava una istitutrice per le sue bambine.
Certo, la notizia che Capuana si era fatto vivo e che scrivesse da Roma fece inorgoglire Spaccaforno e in particolare gli amici dello scrittore, tant’è che ci fu chi cercò di sfruttare subito questa amicizia. Dalle lettere emerge che il notaio Francesco Favi non voleva che il figlio facesse il militare e allora si rivolse a Capuana, che si interessò della questione ma senza risolverla, e il notaio ci rimase male. Il 26 febbraio 1883 Capuana scrisse poi a don Nené per dirgli che si dispiaceva di non aver potuto esaudire la richiesta del notaio Favi.

3.La valenza e la “vis ispirativa” di Spaccaforno nella produzione letteraria di Capuana. Le connotazioni letterarie del carteggio

Quando Capuana decide di scrivere il romanzo “Il marchese di Roccaverdina”,( il titolo in origine era – lo apprendiamo dalle lettere- il marchese Donna verdina , mutato poi in “Il marchese Santa Verdina”) e poi pubblicato a Milano dall’editore Treves nel 1901, Capuana scelse di ambientare la scena del romanzo a Spaccaforno. Di questa sua decisione diede notizia da Mineo all’amico Verga il 3 giugno del 1881. Nella lettera comunica a Verga che sarebbe andato a studiare il paese per poterlo descrivere ed essere “topograficamente esatto ed anche pittoricamente”.
Egli giustifica la sua scelta scrivendo: “ho dovuto trasportare la scena del mio “Marchese Donna Verdina” in Spaccaforno per non farmi lapidare da tutti i miei personaggi, quantunque non dica male di nessuno, anzi!”
Ma non fu solo al Verga che Capuana comunicò questa sua decisione; grazie a queste lettere inedite studiate da Luigi Blanco, si apprende che Capuana scrive il 5 settembre del 1881, circa tre mesi dopo la lettera al Verga, al sig. Nenè Gennaro per dirgli:
“Fra una decina di giorni sarò a Spaccaforno. Vengo costì per prendere degli appunti di località e di paesaggio … ho messo costì l’azione del mio nuovo romanzo. Starò un paio di giorni e in uno di essi vorrò fare una piccola visita alla valle d’Ispica.”.
Questo dato non può essere considerato una mera comunicazione privata, ma è un frammento importante perché ci testimonia un fatto chiaro: Spaccaforno costituisce un luogo di riferimento, di ideazione e di ispirazione del romanzo “Il marchese di Roccaverdina”.
Questa opera narra di un marchese che convive da anni con una serva-amante di origini contadine, Agrippina Solmo; per scongiurare definitivamente una possibile unione matrimoniale, il marchese di Roccaverdina comanda al suo fidato sottoposto – Rocco Criscione – di sposarla a patto di non avere rapporti intimi con lei. In seguito, accecato dalla gelosia, il marchese uccide Rocco Criscione, ma la colpa dell’omicidio ricade su un certo Neli Casaccio. Quest’ultimo, ingiustamente condannato, morirà in prigione.
Il marchese decide quindi di sposare Zosima Mugnos, donna di nobili origini in disagiate condizioni economiche, e intraprende la realizzazione di una Società Agricola, destinata a un futuro fallimento. Agrippina Solmo nel frattempo si risposa in seconde nozze con un pastore. Il protagonista, alla fine della narrazione, sprofonderà nella follia, sotto il duplice peso di aver ucciso un uomo (Rocco Criscione) e di averne lasciato morire un altro.
Ritornando alle parole della lettera, scrive Capuana: “… ho messo costì l’azione del mio nuovo romanzo”. L’avverbio di luogo costì, che ha un sapore toscaneggiante tant’è che si usava molto in Toscana ove Capuana aveva avuto parecchio contatto con la città di Firenze, ha un significato corrispondente a quello per gli aggettivi e pronomi determinativi(questo, codesto, quello), ed è importante per avvalorare la tesi che il luogo , il contesto nel quale prende ispirazione l’azione narratologica del romanzo “Il marchese di Roccaverdina” è quello di Spaccaforno , anche se poi tutto lo sviluppo testuale si dipana nella città di Mineo.
Certo è che le vicende narrate in questo romanzo hanno come sfondo storico la Sicilia nella sua connotazione generale, ma anche elementi che fanno riferimento, – stando alla lettera indirizzata da Capuana sia al Verga che al Gennaro e stando altresì alle parole in essa contenute “..ho messo costì l’azione del mio nuovo romanzo”,- alla Spaccaforno rurale del periodo post-unitario, con i suoi tentativi di progresso economico, purtroppo allora impraticabili in una società ancora semifeudale.
Si tratta , pertanto, di un’ importante lettera per rendersi conto come il romanzo capolavoro di Capuana, “Il marchese di Roccaverdina”, costituisca, per certi versi, la rappresentazione anche della Spaccaforno dell’ ‘800, che è, agli occhi Capuana, nel quadro complessivo della Sicilia sud orientale, una cittadina agraria che , come tante altre città dell’isola, vorrebbe tentare di risollevarsi e di afferrare il progresso socio-economico post unitario ma non riesce in questo tentativo, e Capuana nel suo romanzo evidenzia questo fatto descrivendo il marchese di Roccaverdina che fallisce nell’iniziativa imprenditoriale di costituire una Società Agraria , quasi a dire l’impossibilità della società siciliana di adattarsi felicemente al progresso socio-economico postunitario.
Certo, alla luce di questa lettera a Nenè, che lasciava presagire quasi una centralità assoluta di Spaccaforno nel quadro narrativo del romanzo , in realtà Capuana partorì un topolino, perché – come fa anche notare Luigi Blanco – parla sì di Spaccaforno, ma in modo molto limitato. L’azione del romanzo è posta a Rabbato, cioè Mineo e non a Spaccaforno; dei luoghi citati solo il Margitello è ispicese, definito “un gran rettangolo, chiuso dai quattro lati dallo stradone provinciale e dalle carraie comunali, perfettamente isolato, di proprietà dei Roccaverdina”; vengono citati spesso Casalicchio, Poggiogrande, Catania, Caltagirone, Modica, “quella lontana città mezza rannicchiata nell’insenatura di una roccia”.
Dei personaggi del romanzo, poi, solo il prete Silvio La Ciura richiama il nome dell’amico ispicese Francesco La Ciura, mentre anonimo è il signore di Spaccaforno, al cap. 34, che informa la moglie del marchese, Agrippina Solmo, trasferitasi a Modica, della pazzia del marchese. Infine, del folklore ispicese c’è un accenno alla pratica dei flagellanti e al Cristo alla Colonna.
Ad ogni modo, certo è che la permanenza di Capuana a Spaccaforno per prendere spunti di paesaggio per il suo romanzo fu occasione per la famiglia Gennaro per toccare con mano le suggestioni e le impressioni provate dallo scrittore nella “cittaduzza ospitale”, impressioni che Capuana stesso non mancò di comunicare nella lettera del 26 settembre del 1881, ove scriveva: “I miei mi hanno trovato assai meglio di quando partii ed hanno acquistato una straordinaria idea della virtù del clima Spaccafornaro e della cortesia dei suoi abitanti. Io ricorderò sempre con piacere le ore volate via così deliziosamente e farò di tutto per fermare nel mio romanzo le belle impressioni che ho portato con me”(pp. 72-73).

4.Il valore delle lettere inedite

Chiaramente se vogliamo attribuire un valore a queste lettere, esso va ricercato più sul piano biografico che strettamente letterario. Sono lettere che consentono essenzialmente tre tipi di riflessioni che ne sostanziano il valore.
La prima riflessione è che nella seconda metà dell’800 appare possibile coniugare la dimensione politica con quella culturale; queste lettere ci dicono che Capuana riesce a reggere il peso della sua doppia veste di personaggio politico che amministra un comune ed intellettuale dedito alla vita letteraria; la dinamicità e praticità di Capuana ne fanno non l’intellettuale bibliofilo, l’erudito che se ne sta nella sua torre d’avorio a contemplare i suoi libri , ma un intellettuale “mediatore”, nel senso di colui che si mette “in mezzo” (non “sopra”, né “al di fuori”), ma tra le “persone”, a contatto diretto con la vita pubblica collettiva, e con capacità di ascolto delle persone e degli amici.
La seconda riflessione non può che evidenziare un problema di demitizzazione del successo letterario. Spesso si pensa che l’entrata nell’universo della grande letteratura, oltre al successo e alla fama porti anche redditualità; in effetti le lettere di Capuana dicono che non è così, se è vero che c’è lo presentano come uno che si barcamena tra prestiti e cambiali.
E infine una terza riflessione: c’è una parte della narrativa di Capuana che ha uno sfondo di sicilitudine in cui due città in particolare, Mineo e Spaccaforno, giuocano un ruolo ispirativo importante. E l’ispirazione, in letteratura, non è mai neutra, per cui se Capuana fa dire ad un suo personaggio di “Profilo di donne” “ Ecco un posto – ella disse – ove abiterei volentieri” con riferimento all’Isola dei Porri e a Spaccaforno”, questo è indice dell’atteggiamento dello scrittore che ha maturato dentro di sé una sedimentazione affettiva che ha lasciato nel suo cuore un segno indelebile. Ecco perché la città di Ispica deve essere grata sia al preside Antonino Gennaro che ha ceduto lettere alla Biblioteca comunale, sia a Luigi Blanco perché con la sua pazienza, la sua passione, il suo amore per Ispica ha permesso di fare acquisire al patrimonio letterario capuanistico questo piccolo tassello per una ulteriore lettura del Capuana uomo e scrittore.
Ci piace, a conclusione di questo articolo, riportare alcuni stralci di alcune delle 77 lettere scritte da Capuana, nel periodo 1872-1883, alla famiglia Gennaro.

MINEO,19 ( Gennaio) del 1881
Caro signor Gennaro,
Sono qui da due mesi e vi starò fino a maggio. Non sarà difficile che io possa venire a vederla costì nell’occasione d’una visita a mio nipotino in Noto. Godo che lei stia bene e i suoi altrettanto.
Il Massaio Amore mi dice che si sono accomodati col Sindaco:tanto meglio.
Se crede che possa valer a qualche cosa, mi comandi. Saluti il Notaio, La Ciura, e con tante cose per i suoi mi creda
Suo devoto LUIGI CAPUANA

MINEO,16 Febbraio 1881
Caro signor Nenè.
Non risposi al massaio Amore perché non occorreva. Ora che mi si presenta l’occasione di mettere nuovamente a prova la sua amicizia, Le scrivo per posta. Potrebbe Lei rinnovarmi uno dei soliti favori, senza suo interesse, per una piccola somma che debbo spendere senza farne sapere nulla in famiglia? Per questo Le accludo una cambialetta di £.300 a tre mesi, che sarà pagata puntualmente come le sue precedenti furono già pagate alla scadenza. Potrebbe mandarmi la somma in biglietti entro lettera raccomandata: non mandi fedi di credito perché qui è una noia lo scambiarle. Le sarei tenutissimo del piacere.
In settimana Le manderò un mio libro che si pubblicherà il giorno 20. Una copia era già destinata per Lei prima che Lei me la chiedesse. Io la ringrazio anticipatamente e Le chiedo scusa dell’incomodo. Saluti i suoi e gli amici. Suo devoto
LUIGI CAPUANA

P.S. Se deve scrivermi su questo affare, scriva per lettera e non con cartolina. Mi preme aver subito una risposta.

MINEO, 5 Settembre 1881

CAPUANA ANNUNCIA LA SUA VENUTA A SPACCAFORNO PER DARE INIZIO ALLA SCRITTURA DI UN SUO NUOVO ROMANZO

Caro Signor Nenè,
fra una decina di giorni io sarò a Spaccaforno. Vengo costì per prendermi degli appunti di località e di paesaggio, perché ( mi pare di averglielo detto) ho messo costì l’azione del mio nuovo romanzo. Starò un paio di giorni e in uno di essi vorrò fare una piccola visita alla valle d’Ispica. Spero di averlo compagno in quell’escursione insieme all’amico La Ciura. Gliene do un avviso
anticipato perché vorrei trovarlo in Spaccaforno e un po’ libero in quei giorni. Quando sarò in Noto l’avviserò telegraficamente del giorno preciso del mio arrivo. E’ con vero piacere che io vengo a rivedere cotesti luoghi nei quali trovai tante persone degne di stima e d’affetto. Sarò lietissimo di poterla ringraziare a voce delle tante gentilezze usatemi allora e dopo. Tante cose alla sua gentile famiglia e saluti pel La Ciura e pel notaio Favi. Una cordiale stretta di mano per voi con un arrivederci dal suo
affettuosissimo LUIGI CAPUANA

MINEO , 26 Settembre 1881
CAPUANA RINGRAZIA I SUOI AMICI ISPICESI DOPO UN SOGGIORNO NELLA CITTA’

Carissimo amico,
Appena arrivato in Mineo, sento il dovere di ringraziare ancora una volta Lei, la sua gentile ed affettuosa famiglia, il notaio Favi e i bravi giovani Vaccaro e Favi di tutte le gentilezze dalle quali fui colmato nel mio breve soggiorno costì. I miei mi hanno trovato assai meglio di quando partii ed hanno acquistato una straordinaria idea della virtù del clima di Spaccaforno e della cortesia dei suoi abitanti.
Io ricorderò sempre con piacere le ore volate via così deliziosamente e farò di tutto per fermare nel mio romanzo le belle impressioni che ho portato con me.
Al signor Pietrino ho fatto mandare da Noto il volume “ Milano”: lo trattenga con tutto suo comodo. Me lo riporterà lei quando verrà qui. A proposito, mi avvisi qualche giorno avanti della sua venuta, perché voglio trovarmi qui e non in campagna o in qualche paese vicino. Mi porti allora quell’indice dello stato civile pei nomi e cognomi, e intanto mi faccia scrivere dal signor Pietrino o mi scriva lei come si chiamano quelle località che ora vengono dissodate e piantate a vigna con tanto buon successo, e mi indichi presso a poco dove si trovano.
Ho annunciato al Sindaco la sua prossima venuta. Per ora egli è in Catania, ma verrà fra qualche giorno. Le mie sorelle sono curiose di sapere come si fa quel piatto dolce che mi piacque tanto: me ne scriva la ricetta e tutti i particolari della manipolazione.
Io ringrazio anticipatamente le sue amabili sorelle in nome delle mie, che la salutano, insieme a me.
Tante e tante cose alla sua buona Mamma, al notaio Favi e al signor Dolcino, al signor Giuseppe Vaccaro e all’ottimo suo figlio Corrado.
Una stretta di mano al signor Pietrino ed a Lei da parte del suo

affettuosissimo LUIGI CAPUANA

MINEO, 18 Ottobre 1881
Gentilissimo amico.
Le mando raccomandata di £.300 e la ringrazio. Mi rimanderà col suo comodo la cambiale scaduta. Le accludo il telegramma ricevuto da Milano per giustificare il mio ritardo; e noti che l’Ottino ( il mio editore ) non mandò la somma, da lui dovutami, neppure lunedì, ma soltanto ieri. La mia venuta costì è rimessa ad altro tempo per affari di famiglia. Martedì scorso, fino alla sera, avevo già pronta la valigia e poi mercoledì mattina dovetti rinunciare al piacere di accompagnare mia sorella e mio cognato in Noto. Sarà un’altra volta e forse in miglior stagione.
Tante cose ai suoi ed agli amici
La ringrazio nuovamente e le stringo la mano
Suo devoto
L. CAPUANA

MINEO, 4 Marzo 1882
Caro signor Nenè.
Può farmi, senza suo scomodo, uno dei soliti favori per un mese? Si tratta di £.600. Se può, ( dev’essere prima del giorno 19 ),le manderò subito la cambialina in regola. Gliene sarei gratissimo.
Mi risponda con qualche sollecitudine per sapermi regolare. Che penserà lei di questo mio modo di fare? Spero nulla di male. Non occorre assicurarla che la cambiale sarà pagata puntualissimamente alla scadenza del mese.
Tante cose ai suoi e mille saluti e anticipati ringraziamenti dal suo
affettuosissimo
LUIGI CAPUANA

MESSINA, 20 Agosto 1882
Caro signor Gennaro.
Le ho spedito oggi stesso un vaglia telegrafico di £.600. Gliene accludo un altro di Lire cinquanta. Non rammento precisamente il giorno della scadenza:se ho tardato di qualche giorno, mi scusi per via dei mille affari che ho avuto. Grazie infinite.
Spero veder Pietrino in Napoli.
Parto oggi alle cinque. Saluto i suoi e gli amici. Un abbraccio per lei dal
suo affettuosissimo

LUIGI CAPUANA

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