Una novella “religiosa” poco nota di Luigi Capuana: Jesus

immagineLa novella Jesus venne pubblicata per la prima volta nel novembre 1902 sul periodico letterario di Firenze “Il Marzocco”. Nel 2010 suddetta rivista è stata interamente fotografata, digitalizzata e resa disponibile in libero accesso a questo indirizzo di rete a cura del Gabinetto Viesseux di Firenze. Successivamente, una sua trascrizione è stata pubblicata a cura del prof. Piero Meli sulla rivista “Otto/Novecento”, XXXVI, n. 1, gennaio-aprile 2012.

– Non m’interrompere! – esclamò Alessio Chiari. – Sogno? Oh, no!… Visione?… Allucinazione?… Decifralo tu, se ti riesce… Ma non m’interrompere!… Senti come sono ghiac-cio?… Chi può dire dove la realtà finisce e l’assurdo incomincia? E, dopo una breve pausa, riprese: – La pianura era addormentata sotto il vasto silenzio della notte. Un lieve chiarore già indicava, dietro le colline, il prossimo a-pparire della luna nova. Non un alito di vento, non un canto di uccello notturno, non un zirlo d’insetto: nulla! Quasi il battito della vita fosse cesato nella natura attorno, e io mi trovassi colà sola creatura vivente, smarrita per quell’immensa desolazione… La strada, grigia, diritta, sembrava perdersi lontano, nell’infinito. Uno strano senso di paura m’invadeva di mano in mano che m’inoltravo lentamente, senza arrivare a ricordarmi per-ché fossi uscito dalla villetta di cui non scorgevo più, voltandomi indietro, le mura bianchiccie e i comignoli. Eppure avevo fatto altre volte quella passeggiata notturna per godere la profonda sen- sazione dell’isolamento tra la tenebra, sotto il cielo tremolante di stelle, in mezzo al sordo fremito di fronde e di foglie, di esseri nascosti allo sguardo ma veglianti tra le erbe e tra i sassi, di rumori di acque scorrenti, di vian-danti, di gridi di uccelli che si chiamano e si rispondono nella notte per misteriosi convegni di amore forse, o per bisogno di preda. Ma quella notte tutto taceva attorno a me; un gelido terrore mi penetrava come più io m’inoltravo verso un gruppo di alberi nereg-gianti là di rimpetto, sospintovi da un’indefinita aspettazione di qualche cosa che mi faceva trattenere il respiro e tremare il cuore… An-davo avanti come un sonnambulo, stupito di quel mio stato di animo di cui non riuscivo a darmi una spiegazione. Giacché io riflettevo in quel momento, e volevo trovare nei miei sentimenti della giornata, nei miei nervi, nella mia mente la ragione di quel che sentivo dentro di me, così strano, così insolito, così malato, pensavo. Tutt’a un tratto… Una forma indistinta, biancastra, mi veniva incontro senza toccare il suolo, quasi portata via da un soffio di vento che la faceva tremolare lievemente; gran fiocco di nebbia che spandeva attorno a sé un mite chiarore, e che, come più mi si avvicinava, prendeva aspetto di fantasma, rendendosi più visibile, più dis-tinto, fino a che non divenne proprio una figura umana di soave bellezza virile, cinta da capo a piedi da quell’aureola fosforescente che sembrava scaturisse da essa per virtù interiore. E la sua voce disse: – Non mi riconosci? Si era fermata a pochi passi da me. Io non potevo rispondere. La lingua mi aderiva al palato, le labbra si agitavano con-vulse, il cuore batteva violentemente. E intanto mi sembrava di riconoscere quell’apparizione, quella figura dai capelli biondi spioventi at-torno al volto benigno, tutta vestita di bianco, con lunga tunica e largo mantello avvolto attorno al corpo alla foggia orientale. – Non mi riconosci? – No, – balbettai. – Non mi riconosce più nessuno! – esclamò tristamente. Ma appena scorsi su le sue mani e sui piedi i segni rosseggianti delle ferite che vi erano impressi, un gran tremore mi scosse tutta la persona e caddi in ginocchio davanti a lui. – Oh, Signore Gesù! – Rizzati, e non accostarti. Obbedii. E alquanto rinfrancato, osai di domandare: – Come mai, Signore, vi degnate… – Quanto più l’uomo è solo – m’inter-ruppe – tanto è più vicino a me ed Io a lui. – D’onde venite?… Dove andate, Signore? – Cerco Me in voi, nei vostri cuori, nelle vostre menti e non mi ritrovo. Il vostro spirito è arido; la vostra parola è falsa. Dopo mille e novecento anni che la mia buona novella è risonata pel mondo, siete più pagani di prima – È vero Signore! Abbiate pietà di noi! – La vostra carità è ipocrisia; la vostra sapienza, vanità. Soltanto gli umili, i diseredati del mondo alzano gli occhi e i cuori alla mia croce. Io vo attorno per loro. La tua mente è sviata dietro a la misera superbia della scienza umana, ma il tuo cuore mi invoca inconsapevolmente. Tu non sei sincero con te stesso; non ardisci per lo meno di mostrarti sincero con gli altri. Perché cerchi fuori di te la soluzione di un mistero che è dentro di te? – Signore Gesù, non v’intendo! – Non m’intendono più nemmeno coloro che maggiormente dovrebbero! – Inondateci della vostra luce, Signore! – Voi chiudete gli occhi! – Fateci sentire più forte la vostra parola! – Voi vi turate gli orecchi! – Accendete i nuostri cuori col fuoco della vostra carità! – I vostri cuori sono di gelo! – Dobbiamo dunque disperare, Signore? – Io sono la Via, la Luce, la Vita! E perché voi lo avete dimenticato, ora brancolate nella tenebra, non trovate la via diritta, andate incontro alla morte. Io avevo assunto con la mia passione tutta la responsabilità dei vostri peccati, e voi ne avete rinnegato il beneficio. Ora sarete flagellati voi, come me; non c’è più altra redenzione per voi! – Morremo e risorgeremo come voi, Signore? – Sì, morrete e risorgerete! – Amen! … Ripeto, sogno, no! Visione? Allucinazione? – Soggiunse Alessio Chiari. – Io non saprei dirtelo. Ho però nella memoria la viva impressione come di avvenimento reale. Che strano organismo è il nostro spirito! – E dopo? – fece Lorenzi. – Dopo? Ho riflettuto lungamente intorno a questa visione, o allucinazione, o fantasticamento che sia stato… – Beato te che hai tempo da perdere! – Esclamò Lorenzi. – Con la metafisica, col tuo misticismo, stai per smarrire il senso delle realtà. Noi siamo cristiani come e quanto pos- siamo. Sì, ipocritamente cristiani, con poca carità, quasi esteriormente; ma ogni azione di forze anche spirituali va sempre dall’esterno all’interno. Mille e novecento anni di cristianesimo ti paiono troppi, e male spesi? A me invece sembra miracoloso che siamo potuti arrivare allo stato attuale. L’unica idea ragione- vole del tuo sogno o visione o fantasticamento che sia stato, è questa: Flagellata, crocifissa, messa nel sepolcro come Gesù, l’Umanità risorgerà il terzo giorno, gloriosamente! E allora Gesù sarà con essa, in essa; ed essa sarà l’Unta del Signore, il Cristo vivente e operante fino alla fine dei secoli. Amen! Me lo dico da me, – concluse sorridendo. Alessio Chiari rimase pensoso un istante. – Peccato – poi balbettò – che il giorno dell’umana resurrezione sia troppo lontano! Luigi Capuana

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